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Doctor Sleep

Incubi familiari e fantasmi del passato, Mike Flanagan risveglia le presenze dell’Overlook Hotel.

I fantasmi non infestano solo le case e gli alberghi. I fantasmi si annidano in un angolo buio della mente, inaridiscono le relazioni, avvelenano la vita. I fantasmi sono i traumi del passato che perseguitano il presente, sono la paura, la malattia, l’alcolismo. Per Stephen King gli incubi non sono mai stati più reali, così come per il regista originario di Salem, Mike Flanagan, che adatta per il cinema Doctor Sleep, il sequel di Shining scritto dal Re nel 2013.

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Sono passati anni dagli eventi dell’Overlook Hotel (il romanzo di King è del 1977, il capolavoro di Kubrick del 1980) e Danny Torrance (Ewan McGregor, perfetto per il ruolo) è ormai adulto. La sua vita, però, ha preso una brutta piega e Dan annega i suoi tragici ricordi nello stesso disperato alcolismo del padre Jack. Grazie agli incontri con gli Alcolisti Anonimi riesce a rimettersi in sesto e il suo shining capta, come una radio, la presenza di Abra (Kyliegh Curran) una ragazzina con un grande potere. Ma l’immensa forza magica di Abra attira i membri del Vero Nodo che, come vampiri affamati, si nutrono della luccicanza per rimanere giovani in eterno.

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Mike Flanagan è a proprio agio con la materia kinghiana: non solo ha già adattato un suo romanzo (Il gioco di Gerald per Netflix nel 2017) ma il suo cinema dell’orrore si muove in sintonia con le storie di spettri e mostri dello scrittore del Maine, soprattutto nella dimensione dei rapporti interpersonali e del confronto con il passato. Lo ha dimostrato con il film Oculus (2013) e la serie tv Hill House (su Netflix dal 2018), entrambi esempi di ghost story dove l’incubo si scatena all’interno del nucleo famigliare. Non fa eccezione Doctor Sleep, che vede nella connessione tra Danny e Abra attraverso la luccicanza la versione positiva del rapporto, malato e distorto, genitore-figlio in ShiningDoctor Sleep è la buona e fedele trasposizione di un regista capace di creare sani spaventi: Flanagan sguazza nell’horror e spreme il genere per ricavarne un involucro da brivido che avvolge i drammi interiori dei personaggi che racconta. Il film rispetta la narrazione del romanzo fino quasi alla conclusione, quando tra i due diversi finali di Shining sceglie di seguire quello proposto da Kubrick: se King rade al suolo l’Overlook Hotel con un incendio, Kubrick lascia che l’albergo viva in silenziosa attesa della prossima preda.

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Flanagan si dimostra un po’ troppo audace, desta i fantasmi dell’Overlook Hotel e, con loro, risveglia un immaginario visivo potentissimo e radicato negli occhi e nel cuore di molti: rianima scene memorabili, le ricalca, ma la copia carbone vacilla sul filo che separa l’ammirazione per un omaggio rispettoso dalla repulsione per un grottesco che rischia di scivolare nel trash. È in questo confronto ardito che Doctor Sleep zoppica, pur rimanendo un gradevole film e un gradito ritorno all’horror di un regista che dona un tocco personale, una luccicanza che non passa inosservata, a prodotti audiovisivi destinati al grande pubblico.