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The Haunting of Hill House

Mike Flanagan rielabora il romanzo di Shirley Jackson per raccontare i drammi, sotto forma di incubi, di una famiglia.

Tra le nuove uscite Netflix di ottobre spicca The Haunting of Hill House, serie TV diretta da Mike Flanagan e tratta dall’omonimo romanzo di Shirley Jackson. L’opera letteraria della Jackson ha già avuto due trasposizioni cinematografiche, il bel film di Robert Wise The Haunting(1963) e il dimenticabile Haunting – Presenze di Jan De Bont (1999). La storia si snoda attorno al più classico espediente horror, ovvero la casa infestata. La serie TV di Mike Flanagan si discosta molto dal romanzo originale, a partire dalla trama e dai personaggi. In questo viaggio gotico lungo dieci puntate assistiamo alle vicende che legano la famiglia Crane a Hill House, la magione in cui hanno abitato in passato. Hill House gioca sullo sfasamento temporale per raccontare come gli incubi del passato abbiano influenzato il presente dei fratelli e delle sorelle Crane.

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Il regista e ideatore Mike Flanagan cerca di apportare al topos della casa infestata la sua personale visione dell’orrore, genere a cui si è dedicato con titoli come Oculus (2013), Somnia (2016) e su Netflix Il gioco di Gerald (2017) in cui nel cast compare Carla Gugino, protagonista anche in Hill House. Flanagan è soprattutto interessato a indagare i rapporti all’interno del nucleo familiare: i conflitti, le bugie, i rancori, i traumi si trasformano nei fantasmi che perseguitano i personaggi della serie in un crescendo di rivelazioni verso un finale decisamente più buono rispetto a quello cupo e molto enigmatico del romanzo di Shirley Jackson.

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Nonostante la differenza di narrazione e tematiche tra la serie TV e il romanzo, Flanagan mantiene alcuni legami con il libro: vengono citati brani ripresi direttamente dalla Jackson ed è presente uno degli elementi portanti dell’opera letteraria, ovvero il dubbio che tutti i fenomeni paranormali che accadono siano in realtà frutto della pazzia. Infatti, il finale del romanzo permette di interpretare liberamente la storia accettando sia la versione in cui è la follia a generare spettri sia quella in cui i fantasmi esistono davvero. Questo stesso tema viene sviluppato in modo differente dalla scrittrice e dal regista, in base alla loro sensibilità e ai loro interessi. Nella serie, l’incertezza tra paranormale e allucinazione vissuta da tutti i figli dei Crane è utilizzata da Flanagan per definire le relazioni familiari, come accadeva anche nei film Oculus e Somnia. Nel romanzo, invece, il tema serve a caratterizzare la protagonista Eleanor, a indagare il suo stato mentale e psicologico. Quello della malattia mentale è un argomento caro a Shirley Jackson e in Lizzie, per esempio, la scrittrice racconta la storia di una donna affetta da disturbo di personalità multipla. I personaggi (spesso donne) dei romanzi e racconti della Jackson si muovono sempre sulla linea che separa la pazzia dal soprannaturale.

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Che sia per analizzare la mente umana o per parlare delle relazioni, le storie di fantasmi sono un espediente narrativo molto più profondo di un semplice spavento: i mostri, gli spettri, le ombre sono metafore, proiezioni soprannaturali di dinamiche reali e quotidiane.

 

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