Ognuno finisce come può

Ognuno finisce come può – Rossana Carturan

Il titolo dell’ultima opera della scrittrice Rossana Carturan, Ognuno finisce come può, racchiude il senso dei racconti in cui vengono narrati, romanzandoli, gli ultimi istanti di vita di importanti personaggi.
Si tratta di tredici testi, dedicati a Cesare Pavese, Virginia Woolf, Pier Paolo Pasolini, Carlo Emilio Gadda, Simone de Beauvoir, Albert Camus, Emily Brontë, Ernest Hemingway, Gabriel Garcia Marquez, Arthur Miller, Tennessee Williams, Liala e Isaac Asimov, che incantano per la forza narrativa.
Pubblicato per i tipi Il seme bianco (2017), il libro conferma la qualità narrativa della nota autrice di Latina.

Ciò che maggiormente risalta è il lavoro di “scavo” psicologico con cui i personaggi vengono caratterizzati: il testo sembra essere lo specchio dell’intimità di chi progetta la sua morte o ne viene improvvisamente colpito, in una introspezione ben tratteggiata, priva di imbellettamenti, semmai curata concettualmente e stilisticamente.
Seppure scritti in terza persona, i fatti narrati sembrano raccontati dalla voce diretta dei protagonisti e soprattutto coerenti con il loro pensiero e la loro “filosofia di vita”.

Il filo conduttore sembra un grande punto di domanda che aleggia sulla testa di ogni essere umano: cosa ci accade un attimo prima di congedarci dalla vita? Qual è il nostro ultimo pensiero?
Forse, la scrittrice Carturan ha voluto disinnescare il dolore per il lutto e rendere meno dolorosa la morte concentrando i suoi testi sull’intimità di ciascuna delle persone che ha presentato. Quale che sia la verità sulle singole morti narrate, ciò che è certo non è rappresentato solo dalla grandezza dei personaggi scelti, ma da quella profonda umanità, consapevolezza e forse anche “stravaganza” che possono essere riferite così bene solo da chi sa destreggiarsi nella scrittura.

Per questo il lavoro Ognuno finisce come può, 86 pagine dense di vita e allo stesso tempo di male di vivere, non può che essere considerato eccellente.
Narrare il congedo dalla vita, scelto da noi o imposto dal destino, è possibile se è reso incredibilmente vero ed empatico.