PSH1451990634PS568b9e6a119d1

Una commedia italiana – Piersandro Pallavicini

“La commedia all’italiana è questo: trattare con termini comici, divertenti, ironici, umoristici degli argomenti che sono invece drammatici. È questo che distingue la commedia all’italiana da tutte le altre commedie […]”.

La definizione di Mario Monicelli ben si addice al divertente, riflessivo e vivace romanzo di Piersandro Pallavicini, Commedia all’italiana (Feltrinelli, 2015).
Tutto ruota intorno a due fratelli che si ritrovano dopo molti anni di rapporti freddi e distanti, per un invito del padre, che prima di morire raduna la famiglia a casa sua durante l’estate del 2012.
Quest’ultimo, Alfredo, padrone di una fabbrica di formaggi venduta realizzando una fortuna, è un personaggio eccentrico e irriverente, caratterizzato in modo quasi caricaturale. Amante della bella vita, possibilmente in Costa Azzurra, meta prediletta dello svago degli industriali anni Sessanta, è una figura di monicelliana memoria, portata per la provocazione e lo scherzo, e ha come mito Gunther Sachs.
Del mitico fidanzato di Brigitte Bardot imita lo stile e vanta amicizie nel mondo del cinema. Tuttavia, proprio a causa del suo carattere egocentrico, attira su di sé le ire di alcuni valligiani, che metteranno la famiglia Pampaloni al centro di una serie di attentati che Erica Daldosso, vice ispettore, dovrebbe sventare.

Il personaggio principale, Carla Pampaloni Scotti, che è anche l’io narrante, è una cinquantenne professoressa di chimica, un’Ave Ninchi sovrappeso. E’ madre di Massimo, un adolescente difficile, e moglie di Gigi, che si trova negli USA per un anno sabbatico.
Si presenta da subito come alter ego femminile abbastanza evidente dell’autore, con cui condivide molti elementi biografici.

La trama si svolge in alternanza tra un autunno a Londra, dove vive il fratello Edo con la moglie e i due figli gemelli, e un’estate in Italia, a Solaria, paese immaginario, collocato dell’autore in Trentino, dove si trova la villa fatta costruire molto tempo addietro dal facoltoso genitore.

In una mescolanza di piani temporali, riemergono passo per passo la vita di una famiglia, le vicissitudini di una donna, il passaggio generazionale tra scene dandy, trovate comiche (si sorride, anche se non c’è mai l’occasione per una risata di gusto) e momenti di malinconia.
Il tempo che non c’è più è scandito in modo prepotente dalle passioni di Paola Ottolina, un personaggio chiave di tutta la storia. Amica da sempre di Carla, con lei ha condiviso tutto, anche un amore sfortunato. Il suo personaggio è coinvolgente e ben costruito: è arguta e non le mancano ironia e autoironia.

Pallavicini dà voce in modo efficace ad un’epoca, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, in cui si passava dalle utopie al mito del denaro.
La scrittura è raffinata e capace di variare i toni, rimanendo sempre fedele al punto di vista narrante, e il romanzo risulta avvolgente e piacevolmente malinconico, con tante scene sul filo di ricordi e nostalgie.