Pergola

La pergola nel mondo della letteratura

Palco costituito da assi e piccole travi in legno dove esporre mercanzie e curiosità di ogni sorta per gli egizi e gli antichi romani. Riparo dalla cocente calura del sole estivo per le civiltà del Mediterraneo. “Locus amoenus” per la nobiltà del secolo scorso, capace di arricchire giardini domestici e creare oasi di pace e bellezza dove, perché no, tessere trame d’amore o, più prosaicamente, di interesse politico ed economico.

La pergola è tutto questo e non solo, elemento architettonico capace di ispirare artisti (Pierre-Auguste Renoir e Silvestro Lega, per citare i più celebri), registi (da Robert Wise in Tutti insieme appassionatamente e Sydney Pollack in La mia Africa all’inedito Clint Eastwood ne I ponti di Madison County) e, non ultimi, scrittori e letterati di ogni epoca, che ne hanno fatto un luogo a sé, perfetto per raccogliere riflessioni, confessioni e soliloqui di affascinanti eroi “cartacei”.

Trasfigurare uno spazio fisico in qualcosa di più, che va oltre la semplice percezione visiva e si trasforma in parte essenziale del racconto, in specchio dell’anima dei suoi personaggi, in protagonista tangibile svincolato dalla funzione di mero scenario teatrale, sta tutto all’abilità narrativa dell’autore: scopriamo insieme le abili penne che hanno saputo compiere questa suggestiva metamorfosi e catturare l’attenzione di lettori di tutte le età.

 

Decameron

Decameron – Giovanni Boccaccio (1349-1351)

Il Decameron, o Decamerone, (dal greco antico déka, “dieci” e hēmeròn, “giorni) è una raccolta di cento novelle scritta da Giovanni Boccaccio nel XIV secolo, probabilmente tra il 1349 (anno successivo al flagello della peste nera in Europa) e il 1351; il libro narra di un gruppo di giovani, sette donne e tre uomini, che per dieci giorni si rifugiano fuori da Firenze per sfuggire alla peste che imperversa in città, e che a turno si raccontano delle novelle umoristiche ed erotiche. Per questo motivo il Decameron fu tacciato di immoralità o di scandalo.

“Esso avea intorno a sé e per lo mezzo assai vie amplissime, tutte dritte come strade e coperte da pergolati di viti”

Nell’introduzione alla terza giornata, Boccaccio tratteggia con poche, sapienti pennellate, il suo ideale di vita edonistico, volto alla ricerca costante del piacere e della bellezza: lo splendido giardino della villa borghese fa da cornice alle vicende dei suoi protagonisti, ma diventa anche simbolo di una società che non si rassegna all’ostilità della storia e degli eventi.
Il pergolato fiorito che accoglie l’allegra brigata mostra al mondo la sua sfacciata opulenza, diventando metonimia di una classe sociale “che si è fatta da sé”, che crede nel valore universale dell’intelligenza e dell’intraprendenza dell’uomo; una base perfetta su cui costruire la rivoluzione culturale dell’Umanesimo, di cui Boccaccio è stato, in parte, precursore.

 

Dialoghi

Dialoghi sotto la pergola. Ricordi, arrabbiature, sogni – Giovanni Meriana, Mauro Valerio Pastorino (2011)

Il titolo di questo volume la dice lunga: due grandi amici, due persone che scelgono di dedicare la propria esistenza al mondo della cultura e che, dopo le intemperie della vita, in un momento di bonaccia, si siedono insieme sotto una pergola. A che scopo? Semplice, quello di raccontarsi, di aprirsi l’uno verso l’altro, di emozionarsi (ed emozionarci) nel ricordare il passato, in un intenso flusso di coscienza dove maschere, finzioni e inibizioni non sono affatto le benvenute. Una pausa riflessiva dove due studiosi genovesi (Giovanni Meriana, antropologo e storico dell’arte, e Mauro Valerio Pastorino, medico, speleologo, naturalista e “polemico di professione”) ci regalano la loro personalissima visione dell’arte, della cultura e della vita e le relative “istruzioni per l’uso” per uscirne il più illesi possibile.

La pergola, nella visione dei due autori, emerge nella sua funzione più interessante: accogliere i protagonisti, fornire loro un supporto, un momento di tregua dalla frenesia della realtà quotidiana, dove far fluire emozioni, parole, pensieri, frustrazioni, speranze e perché no, qualche residuo sogno nel cassetto, chè quelli non fanno mai male.

 

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Il pergolato dei tigli – Conor McPherson (2006)

Un libro, ma soprattutto una commedia teatrale in cui la caratterizzazione dei personaggi diventa elemento fondante dell’intera opera. In effetti, McPherson decide, consapevolmente, di non dare una vera e propria trama alla sua opera: il racconto è fatto di storie narrate dai personaggi senza filtri, nella più totale e completa spontaneità, come si faceva d’inverno nelle case contadine davanti  a un camino scoppiettante. I nostri narratori sono un gruppo di avventori di un tipico pub irlandese, vera e propria stazione di passaggio dove anime incredibilmente diverse tra loro di incontrano e scontrano di continuo. Potrebbe essere una delle locande sommerse dalla neve di certi racconti di Cechov, o quella sottomarina di Benni, dove i viandanti ci donano una parte di sé.

Sono storie dal fascino magico, forse realmente successe a qualcuno. Il pergolato del pub offre il contesto ideale per lasciarsi andare alle confessioni tra estranei, quelle più sincere e autentiche. Cinque persone parlano, bevendo birra, in uno “stream of consciousness” che diventa sospensione poetica; la bellezza del racconto è data dalla sua veridicità; ognuno di noi, con i suoi problemi, le sue psicosi quotidiane, le gioie e i dolori, potrebbe sedersi sotto la pergola e raccontare la propria vita.

 

Piccole Donne

Piccole donne – Louisa May Alcott (1868)

I March vivono in una piccola casa di campagna circondata dal verde: il padre di famiglia, partito tre anni prima per la guerra, lascia le cinque donne di casa ad affrontare le difficoltà quotidiane della vita. Meg, la maggiore e la più responsabile, Jo, la più tosta, il maschiaccio di casa, la piccola Amy e la dolce Beth, provata da una lunga malattia, sono le indimenticabili protagoniste di uno dei romanzi più celebri della letteratura americana per l’infanzia.

La componente affettiva, interamente al femminile, gioca un ruolo fondamentale  nello svolgimento della storia: le protagoniste si ritrovano sotto il pergolato della loro casa, carico di vegetazione che segna l’evolvere delle stagioni parallelamente all’evoluzione caratteriale delle giovani fanciulle. Piccole donne alle prese con i tabù di una società immobile, ancorata ad arcaiche concezioni ma che, unite, riescono a fare la differenza.
Un racconto intimistico che ha emozionato intere generazioni, capace di creare un processo di empatia fortissimo e indimenticabile.

 

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La mia Africa – Karen Blixen (1937)

Il potente e suggestivo romanzo autobiografico di Karen Blixen ripercorre la vita della scrittrice danese: costretta ad un matrimonio d’interesse con il cugino barone, si troverà a vivere un tormentato soggiorno a Nairobi e ad innamorarsi di Denys, affascinante avventuriero inglese. Una turbolenta storia d’amore da cui è nato anche un film, protagonisti Robert Redford e Meryl Streep, che si aggiudicò ben sette Premi Oscar.

Questa volta la pergola è il luogo dove fiorisce un amore senza confini: una villa coloniale immersa in una terra primordiale dove, nel calore africano, un uomo e una donna sapranno appianare le loro diversità e lasciarsi andare a una passione che ha sedotto intere generazioni. Le sequenze dialogiche sono certamente le più intense, e permettono di penetrare appieno nell’intimità dei due protagonisti, che si fondono diventando un tutt’uno con il contesto che li circonda.

“Articolo scritto in collaborazione con Gibus