I giorni della cagna

I giorni della cagna – Daniele Autieri

“In questo romanzo il lettore non troverà i fatti così come sono accaduti, perché sono tutti frutto della mia fantasia, però se il lettore vuole capire che cosa è successo in questa città e in questo Paese negli ultimi dieci anni e il rischio che questo Paese corre tuttora, leggendo questo libro lo capirà”.

Così Daniele Autieri descrive il suo romanzo d’esordio, I giorni della cagna (Rizzoli, 2016), in un’intervista rilasciata il 18 febbraio 2016 al webmagazine Cultura & Culture.

Il racconto di Autieri si svolge nella Roma contemporanea, divorata silenziosamente dalla “Cagna”, una sovrastruttura criminale composta da camorra, ‘ndrangheta, mafia siciliana e malavita locale, unite insieme per assicurarsi il monopolio politico ed economico della città.

Il riferimento alla vicenda “Mafia Capitale” è chiaro sin dall’inizio del romanzo e diventa evidente
nella caratterizzazione del suo protagonista principale, Claudio Accardi. Ricalcato sulla figura di Roberto Grilli, pentito chiave del processo “Mafia Capitale”; il personaggio di Accardi racchiude in sé l’essenza del libro, che oscilla tra fatti di cronaca e finzione romanzesca.

Un volume difficile, che provoca un’intensa sensazione di fastidio fin dai primi capitoli, sensazione che deriva proprio da questo confuso e costante mescolarsi di realtà e finzione, tecnica che impedisce di cogliere il vero punto di vista dell’autore nei confronti della narrazione.

Servirsi della forma romanzesca per raccontare avvenimenti reali, rendendoli più accessibili, è senz’altro un interessante e collaudato espediente narrativo, ma cosa ben diversa è intervenire sui fatti stessi mescolandovi elementi di finzione, come nel caso specifico de I giorni della cagna.

In più, se raccontare significa adottare un punto di vista narrativo che permetta di assumersi la responsabilità di ciò che si dice, quest’ultima viene meno nel momento in cui l’autore non si schiera apertamente su nessuna delle posizioni possibili.
In sostanza questa è una delle grandi debolezze del romanzo di Autieri, oltre allo stile di scrittura che imita all’eccesso il parlato dei personaggi finendo per caricaturizzarli ed esaltarne paradossalmente l’etica criminale.

I giorni della cagna presenta tuttavia anche alcuni aspetti positivi: a partire dalla seconda metà della narrazione il lettore viene maggiormente coinvolto dalle singole vicende dei personaggi e la lettura risulta più gradevole e scorrevole.

Da notare inoltre lo sforzo compiuto da Autieri nel raccontare la complessa stratificazione del crimine romano, che assume le sembianze preoccupanti di una vera e propria organizzazione parastatale a tutti gli effetti.