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Le escluse – Jeanne Benameur

La Varienne e Luce, la sua bambina, sono due anime dimenticate dal mondo, due anime dimentiche del mondo, due anime che hanno scelto di vivere nel silenzio, nel torpore soffocante dell’indifferenza più ostinata nei confronti di tutto ciò che le circonda, nel rifiuto di un qualsiasi contatto con la realtà, anche quella più semplice, più prosaica.

Unite da un legame viscerale, quasi animale, come solo quello tra una madre e la sua creatura può essere, Luce e La Varienne fuggono i giudizi del mondo, schivano tutto ciò che è straniero, perché ciò che non si conosce è sicuramente nemico: rannicchiate in una piccola casa umida e scura, sporca e trascurata, vivono due esistenze appannate, fatte di abitudini, rituali immodificabili che assicurano, nella loro ossessività, protezione e riparo.

Seppellite per anni dentro questa sorta di malato ventre materno, le due creature saranno costrette a uscire dal proprio mondo a causa di un evento imprevisto: la piccola Luce ha compiuto sei anni e deve andare a scuola, a contatto con un’insegnante che ama il proprio lavoro, e con dei coetanei pieni di vitalità, ma anche di pregiudizi.
Obbligata ad accettare quest’odiosa imposizione, la donna si separa, per la prima volta, dalla sua bambina, con conseguenze dolorose e devastanti per entrambe.

La Varienne e Luce sono Le escluse, protagoniste di questo volume edito in Italia da Ortica a trent’anni di distanza dalla prima pubblicazione francese, opera dell’italo-tunisina Jeanne Benameur, la cui prosa, che ricorda a tratti la crudezza di quella di Sartre, arriva dritta al cuore del lettore non come un balsamo, ma come una coltellata, grazie ai contenuti ma anche a uno stile graffiante, monocorde, terribilmente incisivo.

Penetrare, comprendere a fondo la psiche di una donna sola, ritardata (“ebete”, come viene ripetutamente chiamata nel libro, con empatico e crudele realismo) è difficile, spinge il lettore a uno sforzo di immedesimazione non facilmente digeribile, diventa a tratti repellente, ci fa rabbia: la rabbia di vedere una donna sola, abbandonata dalla società perché diversa, la rabbia nel veder crescere una bambina “sbagliata”, emarginata, la rabbia nel vedere una giovane mente brillante solo in potenza, sopita da una madre inconsapevolmente crudele, che vorrebbe soltanto il suo bene, ma non si rende conto di consumarla pian piano, giorno dopo giorno.

Le escluse è una storia fatta di dolore, di (assenza di) redenzione, di violenza, di difficoltà, una storia che tira fuori la polvere da sotto i tappeti, una storia al femminile che tratteggia una figura materna ben lontana da quelle delle fiabe, una madre pericolosa, per se stessa e per la sua creatura; più efficace di un pezzo di nera, più forte di uno schiaffo in pieno volto all’ipocrisia della società contemporanea.