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La bestia non si ferma – Piero Cancemi

Troviamo ancora Tasso, Lupo, Orso e Puzzola con le loro storie e avventure piene di alcool, sesso e droga a riempire le pagine de La Bestia non si ferma (Eretica Edizioni 2015), ultimo libro dello scrittore Piero Cancemi.
E poi c’è sempre lui: Riccio, vero e unico protagonista di una storia che ricalca quella già illustrata dall’autore con La Bestia non corre (Vertigo 2013).

Non parliamo di personaggi venuti fuori da una fiaba o da un libro per bambini (anche se i nomi possono far presagire il contrario), ma di ragazzi reali, protagonisti di vite vissute al massimo e senza freni.

Come quella di Riccio, che accompagna il lettore nella sua parabola di autodistruzione: chi legge il libro riesce a creare un legame così forte con il protagonista (del resto, chi più chi meno, tutti abbiamo vissuto un’adolescenza piena di errori) da urlare stizzito ogni qualvolta (e capita spesso) Riccio compie una scelta sbagliata.
Ed è forse proprio in queste sue scelte che il libro prende vita e si riempie di verità; si smaschera dell’elemento immaginario e assume contorni pieni di realtà.

Né modello da seguire, né tanto meno da evitare, la storia di Riccio che Cancemi racconta funziona proprio perché non fornisce una soluzione ai problemi che il protagonista incontra nel suo percorso; si limita solo a raccontare, lasciando al “Riccio” che vive in ognuno di noi di giudicare in maniera corretta o meno il percorso intrapreso dalla penna dell’autore.

Davvero interessante è la scelta di Cancemi di fornire nomi di animali ai personaggi; probabilmente quest’intenzione è da leggere come la volontà dello scrittore di sottolineare la predominanza dell’istinto (tipico del mondo animale) sulla ragione (forse unica differenza tra uomo e “bestia”).

Da notare, inoltre, la decisione di “adoperare” animali selvatici (riccio, lupo, tasso…) e lasciar perdere quelli domestici, accentuando ancor più l’idea di creature cresciute e vissute senza regole e disciplina.

La scrittura di Cancemi procede in maniera lineare e senza intoppi per tutto il volume, e l’autore riesce a riportare su carta tutti quei vizi tipici della razza umana; una malattia (quella “bestia” così metaforica e intensa) dalla quale, talvolta, è quasi impossibile guarire.