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Terapia di coppia per amanti – Diego De Silva

Viviana è elegante, nevrotica, attenta al figlio, arrabbiata con il mondo e con i sentimenti.
È innamorata dell’epidermica tenerezza che Modesto alterna alla sua faccia da schiaffi.
Lui, Modesto appunto, è l’antitesi del suo nome.
È tale e quale suo padre: chitarrista, scurrile, superficiale e sbrigativo, ma efficientissimo nell’autoassoluzione e nelle sue ironie da discount. Sfacciatamente codardo, darebbe qualsiasi cosa per restare impiegato a tempo indeterminato nella doppia vita di marito-amante, anziché lasciare la moglie e fare sul serio con Viviana.

Sì, perché i due sono amanti e vivono una storia d’amore-odio clandestina e irrefrenabile. L’unica cosa fra loro che sembra non avere bisogno di chiarimento è l’intesa sessuale.
Quando i loro punti di vista si alternano nei capitoli scritti in prima persona e la storia necessita di uno snodo, entra in gioco anche uno strizzacervelli improbabile, che non sta messo meglio in fatto di cuore.

Sono questi i tratti salienti di Terapia di coppia per amanti (2015), l’ultimo romanzo di Diego De Silva, pubblicato per i tipi Einaudi.
Il conflitto sentimentale tra Viviana e Modesto potrebbe apparire teatrale, se De Silvia non avesse adoperato con astuzia – da bravo paroliere qual è – le caratteristiche dei personaggi.

Ciascuno dialoga in modo convulso, lasciando i pensieri negli stessi meccanismi da mulinello dai quali anche noi ogni giorno cerchiamo di sottrarci senza esito.
Questo libro è una sorta di srotolamento verbale della coscienza, un guazzabuglio intrigante – e qualche volta irriverente – dove i personaggi secondari sembrano defilarsi al momento giusto, anche quando devono lasciare interrotto un particolare della storia che può sembrare rilevante (come ad esempio l’aggressione subita dal figlio di lei).

Un romanzo ironico, piacevole, ricco di metafore e similitudini che De Silva sa imbastire bene, mostrando anche tratti di napoletanità e passione per la musica.

In questa storia è tratteggiata con maestria l’umana incapacità di dire addio a una storia che boccheggia per abitudine.
Spesso non siamo così audaci da prendere la nostra vita strampalata e svoltare l’angolo per imboccare una nuova strada.

E se Modesto snobba all’inizio la terapia (che dovrebbe servire a prendere una decisione definitiva), tanto da tirare un brutto scherzo allo strizzacervelli e alla sua chitarra, alla fine si sente quasi un suo alleato, coltivando con lui una sorta di complicità.
La verità è che Modesto e Viviana si amano e così la condizione scomoda va in qualche modo sciolta con l’ammissione dei sentimenti, anche se l’amore è imponderabile, liquido caldo come le emozioni.

Così, il libro ha un finale aperto, senza lo scontato “happy end” da classico romanzo rosa.
È, al contrario, la rappresentazione quotidiana della necessità di mescere il tempo della scelta e dell’abbandono, come se la metamorfosi fosse sì necessaria, ma richiedesse tempi che tutti conosciamo bene, perché presi in prestito… alla lumaca.