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The Kid Detective

Un film che parte come un neo-noir postmoderno, con tutti i topoi del caso, ma che riesce a non finire nella trappola vischiosa della nostalgia, raccontando in maniera disillusa una storia di generazioni perdute, sogni infranti e aspirazioni disattese.

The Kid Detective (Detective in erba) comincia come un neo-neo-noir post moderno e l’idea iniziale è quella che che la noia sia pronta per balzare alla ribalta (tutto visto e rivisto, viene da dire). Di storie giovanili e dolenti che pescano a piene mani dalle atmosfere e dai tòpoi dell’hard boiled al cinema se ne sono già viste diverse, da Brick di Rian Johnson (con Joseph Gordon-Levitt) a Just Jim di Craig Roberts, e raramente sono riuscite a dire qualcosa di particolarmente interessante, intrappolate nella trappola vischiosa della “nostalgiorrea” che tutto appiattisce e svuota. Il film di Evan Morgan (regista canadese qui al suo debutto sul “grande schermo”, da noi finito direttamente in streaming – lo trovate su Netflix) invece trova presto un suo equilibrio e riesce a raccontare in maniera disillusa (e senza troppi giochetti™) una storia contemporanea di generazioni perdute, sogni infranti e aspirazioni disattese – un po’ come la carriera di Adam Brody (che lanciato da The O.C. si è presto perso in una filmografia che non va da nessuna parte).

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Il protagonista (Adam Brody) è un ex bambino prodigio, precocissimo detective privato che in età adulta si deve confrontare con le proprie mediocrità: da eroe del vicinato a outsider guardato con biasimo da tutti, genitori compresi. Risolvere casi di furtarelli e piccoli misfatti da bambino era un affare da piccoli geni, con l’arrivo dell’età adulta la faccenda cambia. A tormentarlo, tra le altre cose, c’è un vecchio caso irrisolto, quello di una ragazza sparita nel nulla. L’incontro con una giovane studentessa, che lo ingaggia per trovare l’assassino del suo ragazzo, lo spingerà a non darsi per vinto nonostante il vortice di autocommiserazione in cui si trova, dando così il via a una commedia tagliente e oscura, venata di pessimismo, ironia e inquietudine.

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Questo pastiche di temi e intenzioni (il noir, la disillusione, le aspirazioni frustrate) nelle mani di qualcun altro avrebbe potuto essere un gran pasticcio, sconclusionato e grottesco (su carta suona propria così), Morgan invece riesce con accortezza a imbastire attorno a una trama classica una narrazione attuale ed efficace, restando sempre in equilibrio perfetto tra i generi, senza sconvolgerli, ma aggiornandoli per dare voce a una generazione di ex ragazzi promettenti. Una bella sorpresa.