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La Famosa Invasione degli Orsi in Sicilia

Presentato alla 72° edizione del Festival di Cannes, il film traspone l'omonimo racconto di Dino Buzzati.

I cantastorie Gedeone e Almerina, per ripararsi da una tempesta di neve, si rifugiano in una grotta, trovandosi di fronte un vecchio orso uscito dal letargo. Per evitare di essere divorati, iniziano a inscenare “La Famosa Invasione degli Orsi in Sicilia“; Leonzio, re degli orsi, per ritrovare il figlio Tonio scomparso misteriosamente, cercherà un dialogo con gli umani, che, temendo la minaccia dei possenti animali, inizieranno una violenta guerra. Dopo battaglie contro creature magiche ed eserciti armati, Leonzio riuscirà a trovare suo figlio e uccidere il malvagio Granduca, diventando il re di entrambi i popoli. Il vecchio orso però, ascoltata la messinscena, rivelerà un finale inedito delle vicende.

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Lorenzo Mattotti, illustratore, fumettista ed animatore, firma qui la sua prima regia, confezionando un lungometraggio che unisce l’animazione 3D, per i modelli degli orsi e altri elementi in movimento, e l’animazione classica, per i fondali, fedeli all’iconografia delle illustrazioni presenti nel libro di Buzzati, con esplosioni di colore, esaltate dalla linearità e semplicità delle forme, ridotte all’essenziale eppure potenti nell’imporsi nell’occhio dello spettatore (lo stesso Mattotti ha inoltre animato la sigla di apertura della 76° edizione della Mostra del Cinema di Venezia). L’impianto visivo è stato reso tale anche per rendere il film atemporale, il regista ha infatti ammesso di voler rendere impossibile per i posteri definire in quale periodo la pellicola fosse stata realizzata.

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Magia e racconto si intersecano in questo affresco siciliano, grazie anche alle voci di Toni Servillo, Antonio Albanese, Corrado Guzzanti e la straordinaria partecipazione del compianto Andrea Camilleri. La mitologia italiana, esaltata in creature come il Gatto Mammone o il Serpenton de’ Mari, fa da sfondo a un discorso sulla diversità dei popoli, le proprie differenze, tradizioni e l’ardua incomunicabilità. La metanarrazione dei cantori umani si conclude, secondo il topos favolistico, con un lieto fine di accettazione, uguaglianza e coesistenza, ma è il racconto del vecchio orso a rimettere le fila della narrazione in toni più realistici, mettendo in luce problematiche alla base della convivenza di due popoli così diversi. Il finale amaro sarà messo di un dubbio solo da una promessa, una speranza di un epilogo migliore, preclusa però allo spettatore, che verrà portato ad interrogarsi sull’intera veridicità della storia.