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The Report

Scott Burns costruisce il suo caso Spotlight e fa centro.

Cosa è successo davvero ai prigionieri autori dell’attacco alle Torri Gemelle? Sono stati davvero torturati dalla CIA? Perché mancano dei resoconti nei suoi archivi? Il tentativo di rispondere a queste domande è lo spunto per Daniel Jones (Adam Driver) di scandagliare gli archivi dell’Agenzia e ricostruire ciò che successe agli attentatori negli anni successivi alla tragedia. Giovane e rampante investigatore, Daniel si immerge nella sua ricerca giorno e notte, perdendo il senso del tempo, al fine di scrivere una relazione che provi l’inefficacia degli interrogatori della CIA (con torture di vario genere, ma denominati “tecniche di interrogatorio avanzato”). Al servizio della senatrice democratica Dianne Feinstein (Annette Bening), dovrà lottare con tenacia sovrumana per far pubblicare anche solo un riassunto di 500 pagine sulle 7000 originariamente scritte nel suo report – contro burocrazia, impossibilità di identificare i colpevoli, assurdi orpelli linguistici, temute ritorsioni di organi politici e quant’altro.

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Il film parte già da un titolo efficace (The Torture Report è il titolo come appare in locandina) e alterna la narrazione da giornalismo di inchiesta alla rappresentazione ipotetica delle presunte torture avvenute. E se queste ultime, nel loro filtro giallastro, colpiscono per la loro crudezza, la lunga e inesorabile indagine di Daniel rivela una realtà dove l’etica soccombe all’interesse personale, la trasparenza è solo nelle false parole del direttore della CIA e le violenze reiterate sono l’unica cosa che conta nonostante non portino a confessioni valide.

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Ultimo baluardo di una new-New Hollywood che punta a strappare all’America il velo di omertà su scandali ed efferatezze; dall’opera di Michael Moore, a Kathryn Bigelow con Zero Dark Thirty, a Brian De Palma con il suo Redacted e Oliver Stone con Snowden, fino al citato Il caso Spotlight, si ha voglia di fare luce su questioni che non meritano oscurità né silenzio, in onore di una denuncia quanto mai necessaria. Daniel Jones è parte di una realtà vera, così come tutti gli altri protagonisti: è la contemporaneità anziché la penna dello sceneggiatore ad offrire sempre più spunti per storie degne di essere raccontate.