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Thelma

Tra racconto di formazione e thriller psicologico Thelma riflette sulla scoperta e l'affermazione della propria sessualità

Dopo essere cresciuta in un piccolo paese della Norvegia, con dei genitori molto religiosi e apprensivi, Thelma (Eilie Harboe) si trasferisce a Oslo per studiare Biologia all’università. Timida e riservata, passa le sue giornate da sola tra le lezioni, la biblioteca e la casa buia e spoglia fino a che non conosce Anja (Kaya Wilkins), con cui inizia una difficile relazione. Nel frattempo, Thelma inizia a soffrire di attacchi epilettici durante i quali attorno a lei accadono cose strane: gli oggetti si muovono, gli uccelli si schiantano contro i vetri, le luci si spengono all’improvviso.

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Thelma (2017) è un thriller psicologico diretto dal norvegese Joachim Trier, regista di Oslo31august (2011) e di Segreti di Famiglia (Louder Than Bombs, 2015), un film che, a partire dal titolo, ruota tutto attorno alla protagonista. Thelma, introversa e sensibile, deve affrontare un doloroso processo di crescita che la porta a scoprire non solo la sua vera natura ma anche un segreto di famiglia. Infatti, il film scorre in ordine cronologico, ma la storia lineare viene interrotta da flashback di Thelma da bambina che, come frammenti del passato, si uniscono per completare un puzzle sulla vita della ragazza.

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Il film di Joachim Trier è un racconto di formazione che si avvicina molto a Carrie, primo romanzo di Stephen King. Tutte e due le protagoniste sono adolescenti alle prese con la scoperta di qualcosa su loro stesse: se per Carrie White erano le prime mestruazioni, per Thelma è invece la propria sessualità. Entrambe queste scoperte sono sofferte, additate come qualcosa di peccaminoso dai genitori di rigida educazione cattolica. Le due ragazze, inoltre, hanno dei poteri soprannaturali, aspetto che ancora di più le avvicina al demonio e alla stregoneria agli occhi dei genitori bigotti. Thelma, così come Carrie, deve reprimere la propria identità, ma più tenta di nascondere la sua natura, più aumentano i suoi poteri. Tutto quello che viene represso, prima o poi esplode.

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Oltre alle evidenti associazioni con il romanzo di King, il film di Joachim Trier è ben costruito sia a livello di contenuto che sul piano visivo: sono molti i primi piani sul viso della protagonista che, un passo dopo l’altro, scopre e accetta sé stessa. La condizione opprimente di Thelma viene raccontata attraverso un’atmosfera cupa e tesa fino all’ultima scena, quando finalmente compare la luce, un bagliore quasi da sogno che spinge lo spettatore a interrogarsi su quello che vede. Inoltre, molto interessante l’uso della simbologia del peccato: gli incubi che perseguitano la protagonista prendono vita, sotto forma di uccelli neri e serpenti, in sequenze allucinatorie che sembrano trasporre sullo schermo alcuni dipinti espressionisti, primo fra tutti Il peccato di Franz von Stuck.

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Tra simboli oscuri e poteri paranormali, Thelma è un racconto di formazione in chiave dark. Definito come “il Carrie norvegese”, è una storia che sicuramente si ispira molto al meraviglioso romanzo di Sthepen King, ma che riesce a distanziarsene per prendere la propria strada, aggiungendo soprattutto il tema dell’identità sessuale, trattato in modo originale all’interno di un thriller psicologico dalle tinte horror.