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The Other Lamb

La regista polacca Malgorzata Szumowska immagina una setta di sole donne, “pecorelle smarrite” assoggettate al potere del carismatico leader Shepherd, unico uomo del gregge.

Tra i boschi, fuori dal mondo civilizzato, vive una strana comunità, un incrocio fra gli antichi gruppi cristiani e le comuni hippy. Questa società estranea al tempo, allo spazio e alle tradizioni della contemporaneità è formata da sole donne (le madri e le figlie) guidate dagli insegnamenti spirituali dell’unico uomo del gregge, il carismatico Shepherd (Michiel Huisman). Tra le giovani figlie c’è anche Selah (Raffey Cassidy): sulle soglie dell’adolescenza, la ragazza inizia a mettere in dubbio la sua intera esistenza e l’autorità del suo capo. Lo scenario immaginato dalla regista polacca Malgorzata Szumowska (conosciuta per Mug – Un’altra vita, in Competizione alla 68a Berlinale) si struttura su un rigido e opprimente patriarcato che schiaccia le vite delle donne. Ci può essere un solo pastore nel gregge e infatti Shepherd (nomen omen) assume il ruolo di guida, sfruttandone i vantaggi: plasma le menti, distorce la visione della realtà, sottomette al proprio volere (e piacere) le donne, pecorelle smarrite corrotte dal peccato, «cose rotte». Madri e figlie hanno il dovere di obbedire sempre a Shepherd e di assecondare i suoi desideri, non possono prendere decisioni né raccontare storie. Il loro universo è limitato e ruota costantemente attorno a quello che credono essere il loro salvatore.

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Come già il titolo (The Other Lamb) annuncia, il film è imbevuto di simbolismo cristiano, a cui però si aggiunge un concentrato di tante altre influenze: la figura di Shepherd è iconograficamente modellata su quella di un messia biblico, ma il suo comportamento è ambiguo come quello del leader della Manson Family; le donne indossano gli stessi colori (verde e rosso) di mogli e ancelle in The Handmaid’s Tale; la ribelle protagonista Selah è un po’ Carrie White (con tanto di ciclo mestruale a sancire il passaggio da fanciulla ad adulta), un po’ Justine di Raw. Anche sul piano estetico Malgorzata Szumowska rubacchia qua e là: la natura spettrale inquadrata in campi lunghi e statici dal The VVitch di Robert Eggers, l’affastellarsi di simboli religiosi-antropologici-folklorici da Hereditary e Midsommar di Ari Aster.

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Così The Other Lamb diventa un gioco in stile “trova le differenze”, dove ogni tassello sembra richiamare qualcos’altro. Suggestivo, certo, soprattutto nella prima parte in cui si entra dentro i meccanismi perversi dell’ambigua setta di Shepherd. Inutilmente ricercato, il film di Malgorzata Szumowska si perde in un labirinto di simbolismo, offuscando anche gli aspetti positivi, come l’interpretazione della giovane Raffey Cassidy, classe 2002, che si era fatta notare in Il sacrificio del cervo sacro e Vox Lux.