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The Lodgers

Nell'immaginario dell’horror gotico contemporaneo

Irlanda, 1920. I gemelli Rachel (Charlotte Vega) ed Edward (Bill Milner) sono costretti a vivere in una vecchia casa infestata da oscure presenze. Sono intrappolati in quel luogo a seguito di un’antica maledizione che grava sulla loro famiglia e che si trasmette di generazione in generazione, così che le colpe dei padri ricadano sui figli. I due trascorrono le giornate attenti a non infrangere le tre regole della casa, ripetute in continuazione da un’ inquietante ninna nanna: mai andare a letto dopo la mezzanotte, mai far entrare un estraneo in casa, mai lasciare l’altro da solo. Mentre Edward rispetta le tre regole, Rachel è più combattiva e ribelle e non vuole rinunciare alla sua libertà. Nel momento in cui si innamora di Sean (Eugene Simon), reduce dalla guerra, farà di tutto per cercare di fuggire.

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Dopo l’horror Let Us Prey (2014) il regista irlandese Brian O’ Malley torna a lavorare sul genere. The Lodgers – Non infrangere le regole è un horror gotico che racchiude in sé tutti gli elementi tipici del genere: fantasmi del passato, una maledizione e soprattutto un’antica casa infestata. L’ambientazione e l’impianto visivo sono gli aspetti più convincenti del film, che si basa poi su una sceneggiatura originale ma non abbastanza solida e accurata da fare di The Lodgers un esempio riuscito di gotico contemporaneo. La dimensione visiva porta con sé le influenze di un immaginario macabro europeo e in particolare inglese. Negli ultimi anni sono stati realizzati, soprattutto attraverso coproduzioni tra Spagna, Francia, Regno Unito, alcuni film che esplorano il genere e sfruttano le atmosfere gotiche. A partire dal 2001 con The Others di Alejandro Amenabar sono poi usciti film come El orfanato (J.A. Bayona, 2007), The Woman in Black  (James Watkins, 2012) o 1921 – Il mistero di Rookford (Nick Murphy, 2011) tutte pellicole che, pur con differenze di trama, fanno dell’ambientazione e delle atmosfere il loro punto di forza.

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All’interno di questo magma macabro spiccano poi due figure fondamentali che con il loro stile inconfondibile hanno influenzato moltissimo l’immaginario dark. Da una parte Tim Burton con la sua galleria di outsider e freaks gotici, dall’altra il fantastico oscuro di Guillermo Del Toro. The Lodgers sembra vicino soprattutto a Crimson Peak (2015) del regista messicano, dal momento che per entrambe le storie è centrale l’elemento della casa infestata, vista come una tomba per vivi in cui i fantasmi continuano a perseguitare gli inquilini. Inoltre, la relazione fra i due gemelli di The Lodgers è molto simile a quella dei fratelli Sharp nel film di Del Toro: in entrambi i film, il mistero di queste figure si intreccia a una morbosità che in The Lodgers assume una forma narrativa piuttosto originale.

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Ma se in Crimson Peak Del Toro era riuscito a far rivivere il gotico, attraverso il suo personale stile, costruendo un film zeppo di citazioni e omaggi — primo fra tutti Operazione paura (1966) di Mario Bava — in The Lodgers il tentativo di lavorare sul genere è meno riuscito. Si tratta infatti di un film visivamente intrigante, soprattutto per la scenografia: il regista si diverte a spaventare con giochi di specchi e riflessi senza mostrare quasi mai direttamente le presenze, inoltre fa un uso molto affascinante dell’acqua, elemento ricorrente in tutto il film. Tuttavia, The Lodgers presenta una sceneggiatura con un’idea di base buona, ma costruita in modo debole, soprattutto nel finale. In particolare, non convince la linea narrativa che si sviluppa all’esterno della casa, dove i personaggi, a differenza dei gemelli protagonisti, sono semplicemente abbozzati, e che sposta l’attenzione dal racconto principale.

The Lodgers è un horror gotico che sfrutta appieno tutti gli elementi del genere di riferimento e che riesce a creare un film interessante sul piano delle immagini, perdendosi però a livello di sceneggiatura, scritta da David Turpin. Fa piacere, tuttavia, che l’immaginario dark continui a espandersi e venga continuamente rivisitato e ibridato. E dopo il grande trionfo de La forma dell’acqua (2017) agli Oscar ci si può chiedere se questo non sia il momento giusto per i mostri.