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Terrore nello spazio

Al Torino Film Festival Nicolas Winding Refn presenta il capolavoro di Mario Bava

Il Torino Film Festival riporta sul grande schermo del cinema Massimo uno dei capolavori di Mario Bava, Terrore nello spazio. La pellicola datata 1965 è presentata da un ospite d’eccezione, Nicolas Winding Refn, regista danese trapiantato ormai da anni negli USA. Oltre a Refn, intervengono Emanuela Martini, direttrice del festival, Fulvio Lucisano, produttore del film e Emiliano Morreale, conservatore della Cineteca Nazionale, il quale ha seguito il restauro sotto la supervisione di Lamberto Bava, figlio di Mario, suo aiuto regista all’epoca.

Nonostante gli interessanti tecnicismi sulle modalità del restauro e gli aneddoti del produttore Lucisano, la vera attrazione della serata, oltre al film, è stata ovviamente Refn. Il regista danese ha elogiato tantissimo il cinema di Mario Bava, considerandolo un autore non definibile di serie B, ma meritevole di entrare a far parte dell’olimpo del cinema italiano, assieme ai vari Fellini, Antonioni, Visconti.

Ha definito il film una grandissima opera pop a cui Andy Warhol si sarebbe ispirato, ha mostrato di apprezzare molto i costumi, che per Bava dovevano assomigliare a quelli dei nazisti, confessando scherzosamente di trovarli molto attraenti, al punto di aver desiderato sessualmente i personaggi alla sua prima visione.

Parla di Terrore nello spazio come di un film straordinario soprattutto perché è un film di fantascienza nel quale la tecnologia non è esasperata, ma tratta temi profondi filosofici e religiosi. Il coinvolgimento di Refn nel parlare di Bava è stato musica per le orecchie degli amanti del cinema di genere e la chiusura ha fatto esplodere la sala in una sonora risata d’approvazione e rumorosi applausi:

“Se oggi Mario Bava fosse vivo avrebbe sicuramente diretto Drive”.

Terrore nello spazio è stato uno dei pochi film di fantascienza italiani ad avere un ampio successo di pubblico. Come giustamente ricordava Emanuela Martini presentandolo, è divenuto un cult all’estero prima di legittimarsi come tale nel nostro Paese. Ha influenzato generazioni successive e molti film Sci-Fi come ad esempio la saga di Alien. Oltre ai costumi curiosamente elogiati da Refn, è interessante l’uso di suoni elettronici al limite dello sperimentale e le ambientazioni ricreate con un budget molto basso, ma di grande impatto visivo. Forse la più grande forza della pellicola è però la contaminazione di generi. Bava gira un film di fantascienza, ma non tradisce la sua spiccata vena horror: i corpi dei membri dell’equipaggio uccisi saranno posseduti dalle entità che popolano il pianeta e diventeranno veri e propri vampiri. Non a caso la traduzione inglese del titolo recita “Planet of Vampires”.

La visione del film al giorno d’oggi può suscitare qualche sorriso, un po’ per un sottile umorismo intrinseco e un po’ a causa del passare degli anni (cinquanta!), ma contestualizzato storicamente si presenta come un film importantissimo, specialmente per i cultori del genere.