Foto ©Francesco Pititto

Essere e pur divenire

Il dramma dell'esitazione in 'Hamlet Solo' di Lenz

Natura e Fortuna. Questo è ciò che sono, questo ciò che posso diventare. Cosa fare?

Ci vuole tutta la sensibilità pragmatica di Lenz per prendere un classico inossidabile come l’Amleto e imprimergli una ulteriore spinta ermeneutica (cioè un’interpretazione inattesa) tanto spiazzante quanto immediata. Il dramma amletico, infatti, non è il “romantico” essere o non essere, ma essere o divenire. Il non essere in fondo è solo una menzogna consolatoria, una alternativa ipotetica – irrealizzabile eppure vitale – attraverso cui sostenere i propri dubbi sul da farsi; perché risolversi ad agire è lasciar morire una parte di sé e farne nascere un’altra. Essere e pur divenire. Eccolo il dramma più schietto di Amleto, ecco perché non invecchia mai.

E Hamlet Solo è proprio questo: la vertigine tragica di un uomo di fronte all’abisso dell’esitazione. In occasione del festival Natura Dèi Teatri (giunto alla sua XX edizione), Maria Federica Maestri e Francesco Pititto riprendono ancora una volta il loro lavoro di lunga data sull’antieroe shakespeariano che nel ’99 inaugurò il percorso di ricerca con Barbara Voghera e i cosiddetti attori sensibili.

Foto ©Francesco Pititto

Ora però Amleto è solo, rinchiuso nell’anticamera dei propri dissidi, sovraccaricato dal peso di una scelta fatale. Su di sé, attorno a sé e quindi dentro di sé (il conturbante ambiente video di Pititto e sonoro di Andrea Azzali) riecheggiano le voci dello zio usurpatore, della madre miope, del padre assassinato, dell’amante abbandonata e soprattutto di quel sé innocente che in qualche modo dovrà tradire: voci ruminanti di malati psichici, che rielaborano la propria identità secondo una grammatica labirintica su cui il laccio della cultura (la «nostra» idea, tutta costruita, di cosa sia e debba essere il bello, l’arte, il teatro) non può nulla.

Foto ©Francesco Pititto

Così, attorniato da queste presenze spettrali, l’Amleto in scena si lascia infestare, amplificando ulteriormente la tensione emotiva della propria risoluzione.

Un Amleto solo appunto, sanamente disperato (ovvero senza alcuna consolazione religiosa di speranza), avviluppato nella spirale del proprio tempo, che forse fatica a comunicare la sua lotta (soprattutto a chi non ha familiarità con la tragedia shakespeariana e soprattutto con i suoi nodi più duri) ma che sicuramente la emana con potenza.

Foto ©Francesco Pititto

Forse è tutto un sogno («morire, dormire, sognare forse»), forse Amleto è già morto, forse non è mai esistito, qui però vive il suo dramma e Lenz dà consistenza al limbo che solo apparentemente separa l’essere dal divenire.

Ascolto consigliato

Letture consigliate:
• Hamlet Solo”, lo Shakespeare scarnificato di Lenz Fondazione, di Matteo Brighenti (PAC)

Rocca, Sala Baganza (PR) – 29 novembre 2015