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Sette minuti dopo la mezzanotte

Bayona torna con una fiaba dark che rimanda ai mondi di Burton e Del Toro

Dopo The Impossible, il regista spagnolo Juan Antonio Bayona torna a rivisitare le atmosfere gotiche del suo esordio, El orfanato, in modo originale, meno horror e con un target più adolescenziale. Sette minuti dopo la mezzanotte è tratto dal libro A Monster Calls (questo infatti il titolo originale del film) scritto dal britannico Patrick Ness e racconta la storia di Conor (Lewis MacDougall), «un ragazzo troppo grande per essere un bambino e troppo piccolo per essere un uomo». Conor non solo deve affrontare i normali problemi di un preadolescente, ma deve sopportare una realtà difficile: sua madre (Felicity Jones) sta morendo di cancro, suo padre (Toby Kebbell) vive lontano in America e la nonna (Sigourney Weaver) si dimostra sempre troppo rigida e severa. E allora, quando la vita di tutti i giorni è pesante e oscura, la soluzione è rifugiarsi in un mondo di fantasia: infatti, una sera, sette minuti dopo la mezzanotte, Conor riceve la visita di un mostro-albero (nella versione originale ha la voce di Liam Neeson) che arriva per aiutare il ragazzo, raccontandogli tre storie.  

Realtà e immaginazione si mescolano, ma rimangono una ben agganciata all’altra: infatti, le storie che il mostro racconta hanno dei riferimenti alla vita stessa di Conor e sono tutte caratterizzate da tinte cupe. La fantasia del giovane protagonista è oscura tanto quanto la sua realtà e richiama alla memoria il mondo e le creature inventate da Guillermo Del Toro, che aveva prodotto il primo film di Bayona. La mente corre subito a Il labirinto del fauno: l’universo immaginario in cui si rifugiava Ofelia non era tanto più rassicurante della realtà. Sia Conor che Ofelia trasportano le loro difficoltà in mezzo ai mostri, che sono forse, proprio perché frutto della fantasia, meno spaventosi di un brutale generale franchista o di una malattia come il cancro.

Sette minuti dopo la mezzanotte è dunque una fiaba dark, che si alimenta dell’influenza di registi come Del Toro e Tim Burton; Bayona costruisce una storia di formazione adatta ai ragazzi ma decisamente emozionate anche per un pubblico adulto, anche perché veicola due messaggi non scontati: da una parte l’accettazione della morte, dall’altra la consapevolezza che bene e male non sono mai davvero separati, nel mondo come nell’animo umano. E in questo ritorna molto la poetica dei due registi sopra citati, l’idea che dietro a una creatura con le forbici al posto delle mani o a un mostro venuto dall’inferno ci sia un cuore buono e che bontà e malvagità siano molto più difficili da distinguere.

Il film di Bayona non è certo all’altezza dei migliori Burton o Del Toro, tuttavia si difende bene puntando su una sceneggiatura solida (scritta dallo stesso autore del romanzo), su effetti visivi curati che mantengono sempre tonalità autunnali e malinconiche, e su attori in buona forma. Il giovane Lewis MacDougall è bravo e convincente nei panni di Conor ed è inoltre circondato da due attrici talentuose, Felicity Jones, qui in un ruolo decadente all’opposto del personaggio combattivo di Rogue One, e la sempre apprezzata Sigourney Weaver.

Sette minuti dopo la mezzanotte, passato in Italia un po’ in sordina – ma in Spagna ha avuto un discreto successo e il regista ha vinto il premio Goya – è un buon film di formazione che si nutre di fantasy, gotico e un pizzico di melodramma (caratteristica presente anche nei precedenti lungometraggi di Bayona) per raccontare una storia che sa emozionare o che comunque non lascia indifferenti.