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It – Capitolo 2

Dopo le discrete premesse del primo, con il secondo e conclusivo capitolo del nuovo IT arriva il momento di tirare le somme sull’operazione diretta da Andy Muschietti.

La nuova versione di It diretta da Andy Muschietti nasceva, già nel 2017, come operazione divisa in due parti, rilasciate a breve distanza una dall’altra e che riportano sul grande schermo l’immenso romanzo di Stephen King, scritto nel 1986. Difficile adattare un’opera complessa, ampia e stratificata, ma con la prima parte c’era stata la speranza di una trasposizione bene o male riuscita. Il secondo capitolo, però, esaspera tutte le scelte adottate nel precedente e fa storcere il naso sulla valutazione finale del progetto. La trama prosegue laddove si era interrotta, alla fine di un’estate e al termine della giovinezza per i looser Bill, Ben, Beverly, Richie, Mike, Eddie e Stanley. A Derry, nel Maine, il pagliaccio Pennywise (Bill Skarsgård) si risveglia da un sonno durato 27 anni e striscia fuori dalle viscere della terra seminando morte e panico. Per i Perdenti, ormai cresciuti e lontani dalla città natale, è tempo di tornare ad affrontare le proprie paure più profonde e ricordare un passato dimenticato.

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Come nel romanzo, il tema cardine della storia è il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, che nel film si traduce nella suddivisione netta in due capitoli, uno dedicato ai protagonisti ragazzini e ambientato negli anni ’80 (Stranger Things è già un modello da imitare), l’altro, ai giorni nostri, per le loro versioni cresciute. Una separazione non proprio rispettata in questo secondo It, che si concede la libertà di rispolverare le varianti giovanili del primo con abbondanti, nostalgici e inevitabili flashback, per dare l’illusione di aver provato a riprodurre quel meraviglioso slittamento temporale del libro, dove il confronto passato-presente seguiva un ritmo incalzante di continue scoperte. Ci vuole tempo, è vero, per raccontare certi cambiamenti interiori, una determinata evoluzione narrativa. Ma quasi tre ore sono eccessive: appesantiscono e non sono servite a gestire in modo equilibrato i diversi personaggi, sbilanciati tra “protagonisti star” (James McAvoy, Jessica Chastain e in parte Hader) e “protagonisti inferiori” (Mustafa, Ryan, Ransone, Bean). Inoltre, la struttura del racconto è sconnessa, con un primo momento di reunion, una parte centrale in cui ognuno affrontano a turno It (seguendo uno schema ripetuto simile per tutti) e una conclusione con immancabile battaglia finale tra i buoni e il cattivo.

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Qualcosa si salva, però, in questo deludente “finale di stagione”, come la scelta del cast azzeccata, che mantiene una certa continuità tra le due versioni dei personaggi. Giusti gli attori, errato il contesto: il tono grottesco a cui eravamo stati abituati nel primo capitolo viene portato all’eccesso, estremizzato fino a sconfinare nel regno del ridicolo, del goffo. Gli effetti visivi, pur di buona qualità, tentano di trasporre per immagini quel gusto weird tipico di King, ma l’incastro tra comedy e horror si sfalda davanti a una comicità forzata e a un orrore che non spaventa al di là di qualche fisiologico e irritante salto sulla poltrona.