The Babadook

The Babadook – Jennifer Kent

L’incubo peggiore dei bambini di mezzo mondo è quello di ritrovarsi da soli, in camera da letto, con un’entità maligna che sbuca dall’armadio. La maggior parte delle volte sono i genitori a mostrarti la realtà dei fatti, che sotto il letto, nell’armadio o dietro la porta non si cela nessuna creatura malvagia ma solo il frutto dell’immaginazione di una “mente fertile”. Ebbene, quando invece sono proprio i genitori ad avere gli incubi la faccenda si fa decisamente più seria. Dall’Australia arriva in concorso al trentaduesimo Torino Film Festival una pellicola horror decisamente sui generis, con citazioni dai gotici e surreali mondi di Murnau e Méliès e influenze fiabesche.

Samuel (Noah Wieseman) è un bambino dolce ma ribelle, con difficoltà a relazionarsi con gli altri suoi coetanei. Vive con la madre Amelia (Essie Davis) in una grande casa dove risuona ancora la presenza del padre, scomparso prematuramente sei anni prima. L’improvviso sopraggiungere di un misterioso libro per bambini “Mr. Babadook” innescherà in Sam l’ossessiva convinzione che un uomo nero di nome Babadook stia infestando la casa in cui lui vive con la madre.

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The Babadook non è una semplice proiezione infantile, “Mr. Babadook” è un male tangibile, nascosto in ognuno di noi, che esce allo scoperto quando si è più fragili e vulnerabili. Riconoscere questo male e combatterlo è compito degli adulti, in questo caso però la situazione si rivela più ardua del previsto. Amelia è una donna sconfitta, che si pone nei confronti della vita con pacata rassegnazione, non riesce a metabolizzare la morte del marito, che a lungo andare diventa la sua ossessione quotidiana e il tema ricorrente di ogni suo sogno, pardon, incubo. Questo tragico evento si tramuta nel suo personale “Babadook”. I ruoli s’invertiranno e toccherà al piccolo Sam, legatissimo alla madre, fare un ultimo tentativo e cercare di rinsavire la genitrice ormai posseduta da questo essere mefistofelico.

Jennifer Kent ci catapulta in un mondo onirico, a metà strada tra incubo e realtà, in un magico limbo in cui la fantasia diventa l’unica vera arma a disposizione per sconfiggere ciò che ci spaventa e non ci fa dormire, spronandoci ad affrontare a muso duro i problemi e non nasconderci sotto le confortevoli coperte dell’indifferenza. La pellicola, oltre ad essere un horror decisamente stilizzato e ricco di suggestioni, pullula di citazioni: dalla madre Amelia che soffre d’insonnia e finisce quasi ogni notte a guardare indecenti televendite proprio come Edward Norton in Fight Club di Fincher, per passare al forte legame madre-figlio presente anche ne Il sesto senso di Shyamalan o alla celebre scena del letto che trema ripresa da L’esorcista del grande William Friedkin.

The Babadook è un convincente “meta-horror” colmo di riflessioni sul dolore, sulla sofferenza per una perdita e sul male presente in ciascuno di noi. Dunque non basta crescere per sbarazzarsi dell’uomo nero. Mr. Babadook ci sarà sempre: sotto il letto, dietro le odiose tende della vostra finestra, negli angoli più bui e remoti delle vostre camere; l’importante è che siate in grado di conviverci e domarlo. In quel caso non vi potrà in nessun modo fare del male.