Foto di scena ©Gabriele Acerboni

Gli Omini – Ci scusiamo per il disagio

Se dovessimo provare a tracciare una rotta di questo spettacolo riassumeremmo così. Il punto di partenza è semplice: Gli Omini raccontano le storie di chi va, di chi viene, di chi aspetta lungo i binari della stazione di Pistoia. Il punto di arrivo è lo stesso: Ci scusiamo per il disagio infatti è una traversata lunga un’ora e poco più, un train de vie in cui non si fa in tempo a salire su che già c’è da scendere. Ma nell’estrema sinteticità di questa mappa sarebbe difficile trovare il posto al punto “vero” che corre lungo l’intera tratta: già, perché tutto il viaggio diventa necessità. La compagnia toscana ha una fame antropologica di narrazione, e più si immerge in questo grande guardaroba dei costumi della vita più noi ci ricordiamo quanto ne siamo digiuni.

Siamo nell’Area Depositi Rotabili di Pistoia. In questo cimitero di elefanti urbano Francesca Sartanesi, Giulia e Luca Zacchini, Francesco Rotelli (e una quinta presenza che sosta e osserva muta in carrozza) scavano nel ventre della città dissotterrando un concentrato di umanità, impastata di comicità e di lacrime forse mai versate.

Foto di scena ©Gabriele Acerboni

Ci scusiamo per il disagio: la frase canonica delle ferrovie italiane per intoppi perfettamente puntuali non può che essere il titolo squisitamente beffardo per raccontare il mondo. Nel segno di una ricerca teatrale che è innanzitutto esplorazione antropologica Gli Omini hanno parlato per ore, intervistato per giorni le assenze presenti che abitano, sostano, scrutano, bighellonano per questo spicchio di terra di nessuno, e ora ce le mettono davanti restituendone le storie. Una pendolarità locale e anonima che si trasforma in globale e identitaria senza nemmeno farci sussultare allo scambio di binario.

Così, l’amianto respirato a “forza di pomicia’ treni” non sarà solo la storia dell’operaio della Breda (stabilimento di Finmeccanica dove arrivavano fino a poco tempo fa questi stessi binari) ma diventerà quella di tutti i lavoratori malati a causa del lavoro; lo squallore che Iolanda non vuole più nella sua vita sarà subito il nostro perché ce lo dirà con le corde vocali che cercano ancora di far posto a bocconi amari mai andati giù; e il citrullo di turno che va dietro ogni culo che passa, innamorandosene ogni tre per due, avrà connotati precisi per ciascuno di noi.

Foto di scena ©Gabriele Acerboni

La toponomastica della città, l’accento così “strasci’ato” e la cantilena dannatamente toscana, dove le bestemmie hanno i toni di invocazioni laiche, sono il primo strato di pelle di questa compagnia che sembra non faticare a cambiar muta per ognuna di questi racconti smarriti. L’importante è non oltrepassare la linea gialla: è vietato – ricorda l’altoparlante. La voce meccanica è un megafono che amplifica le storie o ne introduce di nuove, che fa domande incuriosito o che recalcitra dinanzi ad avance sospette. È un divieto burlone, al riparo, proprio come noi che siamo sulla gradinata e ci viene offerto perfino il caffè.

C’è posto per un intervallo in queste vite bersagliate da stoccate al chinino. Le loro come le nostre: siamo maschere che il terrore del riso butta giù scoprendoci senza munizioni. Così, quando Gli Omini spunteranno dai finestrini delle carrozze in disuso, indossando teste di piccioni per un coro mimato sulle note di Shock in my town di Franco Battiato, noi sorrideremo senza sapere il perché.

Foto di scena ©Gabriele Acerboni

Questa prima tappa è quasi giunta al termine. “Ci scusiamo per il disagio”, infatti, rientra nel triennale “Progetto T” deGli Omini e l’Associazione Teatrale Pistoiese – presso cui sono in residenza artistica – intorno alla rivalutazione della storica “Porrettana”: novantanove chilometri di strada ferrata costruita nell’Ottocento unendo Toscana ed Emilia Romagna (Pistoia-Porretta per l’appunto) e passando per l’Appennino.

Tutto a lentavelocità: per vedere meglio e godere dello spettacolo.

Ascolto consigliato

Area Depositi Rotabili, Pistoia – 9 luglio 2015