Locandina PTF 2017

Pistoia Teatro: ma perché anche Festival?

Di cultura e di capitali, tra Rambert, Morganti e Omini

Alzi la mano chi sa che Pistoia è capitale italiana della cultura 2017.
Già.
Pare non se ne siano accorti neanche i pistoiesi. E dire che finchè si tratta di candidarsi la sfida è accesa. Poi, dopo…

Arrivati in stazione non si nota molto di diverso: solito placido via vai di adolescenti stranieri pendolari, soliti manifesti pubblicitari, soliti eventi estivi. Passeggiando per il centro la situazione non cambia granché, spicca giusto qualche poster della mostra su Giovanni Pisano, più grande e lucido degli altri; in Piazza del Duomo alcuni operai romeni montano gli spalti per il Pistoia Blues, ma quello c’è ogni anno; attorno a Sala, la deliziosa piazzetta del mercato, ecco, sì, qualcosa di diverso lo si vede: sono aumentati i localini mangerecci. Ce ne doveva essere un gran bisogno.

Per carità, le migliorie non mancheranno, però agli occhi del passante quest’investimento fa lo stesso effetto del logo che lo rappresenta: una maglia confusa che probabilmente nasconde tante cose, ma c’è da sforzarsi per vederle.

Logo ©Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017

Logo ©Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017

Tra le varie iniziative sorte dall’iniezione che l’assegnazione porta con sé, spicca senza dubbio la nascita del Pistoia Teatro Festival, promossa dall’Associazione Teatrale Pistoiese, operoso centro di produzione presieduto da Rodolfo Sacchettini e diretto da Saverio Barsanti.

Anche in questo caso, tuttavia, ritorna l’eterno dubbio: abbiamo bisogno di nuovi festival? E soprattutto: è un festival? A scorrere gli artisti in cartellone non si colgono notevoli differenze dalla già esistente rassegna estiva Teatri di confine (quivi inglobata) che negli anni passati ha offerto alla città di Pistoia una ricca e pregevole proposta nazionale e internazionale (v. tag: Teatri di Confine).

Lombardi/Tiezzi, Sotterraneo, Sacchi di Sabbia, Omini: sono tutti artisti già prodotti o co-prodotti dall’ATP. Quindi cos’è cambiato? Anche l’anno scorso spettacoli e concerti si erano distribuiti tra luoghi altri della città come Villa Scornio, la Fortezza Santa Barbara o il vicino Centro Culturale Il Funaro. La spinta al site specific? Intendiamoci, non è una questione di qualità né di formalità—ma di sostanza. Una rassegna estiva non è un festival, è un’appendice di stagione. E non c’è certo nulla di male. Poi, sì, possiamo chiamarla festival, come chiamiamo democrazia quella che è un’oligarchia partitica, ma, insomma, è un po’ un peccato.

Centro storico Pistoia. Foto ©Pistoia Capitale_www.pistoia17.it

Centro storico di Pistoia. Foto ©Pistoia Capitale www.pistoia17.it

Facciamo qualche esempio.

Lunedì 19 giugno. Siamo al Funaro, un luogo unico nel panorama italiano, quasi un borghetto teatrale (sala, caffetteria, foresteria, biblioteca), centro di formazione di lunga data, animato negli anni passati dalla consulenza di Andres Neuman (del quale è custodito un fondo bibliotecario di inestimabile valore, gestito dall’esperto Massimiliano Barbini). Alle 19:00, nel cortile interno, i senesi Straligut allestiscono una sorta di trasmissione radiofonica en plein air che più che uno spettacolo è una promozione esplicita del progetto regionale Giovanisì; vorrebbe essere simpatica e leggera, ma ha ritmi posticciamente televisivi.

Il Funaro. Foto ©Schinco www.pistoia17.it

Il Funaro. Foto ©Schinco www.pistoia17.it

A seguire, alle 21:00, va in scena L’arte del teatro del francese Pascal Rambert: un piccolo monologo di mezz’ora circa in cui un attore (il misurato Paolo Musio) sciorina a un levriero russo quello che è il vero teatro, la passione e lo strazio dell’essere attore, e il suo febbrile maldidenti per un sistema malato che sta corrompendo sempre più quest’arte. Una riflessione che ha entusiasmato molta critica, ma che a nostro avviso risulta alquanto datata (nonché decisamente autoreferenziale): è cosa nuova la muffa degli attori delle Accademie? O gli amori fugaci e impossibili, il rifugio nell’alcol, la solitudine, la passione logorante, l’ardore incompreso? Ci sembra che questo testo sia alquanto esile se confrontato con la mirabile complessità di Birdman di Iñárritu o Synecdoche, New York di Kaufman.

Ad ogni modo, sono le dieci di sera e il pubblico già si ritira a casa.

Ritorniamo il mercoledì 21, per il debutto regionale, al Teatro Manzoni, di Fury Tale, il nuovo lavoro di Cristiana Morganti, storica danzatrice del Tanztheater di Wuppertal, punta di diamante delle produzioni del Funaro. Al contrario del precedente Jessica and me, in cui la coreografa romana si confrontava con il felice ma ingombrante spettro di Pina Bausch tra adorabili goffaggini e toccanti lirismi drammatici; qui Morganti passa in regia e cede la scena a due danzatrici più giovani (Breanna O’Mara e Anna Wehsarg): lunga capigliatura rossa, incarnato pallido, l’una più sinuosa, l’altra più nerboruta. Due volti della femminilità che si attraggono e si scontrano, tra delicatezza, lunaticità, ira, ingenuità, in una successione di quadri staccati dalle diverse tinte dove la danza in quanto tale rischia di rimanere sempre molto marginale, appoggiandosi troppo spesso – a nostro avviso – a una costruzione per sketch: in un primo momento poeticamente ironici, ma via via sempre più affastellati e dal gusto nostalgico (soprattutto nelle proiezioni video) anni ‘90. Smarrita l’organicità, la durata si fa arbitraria.

Anche in questo caso, finito lo spettacolo, il pubblico si trattiene a chiacchierare sotto il portico d’entrata e poi piano piano rientra verso casa.


[la danzatrice nel video è Annah Fingerhuth, ndR]

L’indomani, giovedì 22 giugno, alla Fortezza Santa Barbara, alle 22:30, finalmente si comincia a cogliere un’atmosfera più festivaliera. Tempo di Gran Glassé. Per festeggiare i suoi dieci anni di attività, la toscanissima compagnia de Gli Omini ha convocato gli eXtraLiscio, band romagnola che mescola spassosamente il tradizionale «liscio» al punk-rock, per un organico di nove elementi dai 30 ai 70 anni circa. Rotelli, Sarteanesi e i fratelli Zacchini (l’uno in scena, l’altra ai testi e alla regia) compongono un rapido affresco delle tante anime bizzarre che hanno incontrato durante il loro percorso di ricerca in lungo e largo per la Toscana (e anche altrove). Danno voce a quei farfuglii strampalati, a quei dialoghi smangiati che affollano gli angoli dei nostri attraversamenti quotidiani cui raramente diamo ascolto: Gli Omini li rianimano, ne nobilitano la dignità, tanto nell’esilarante non-sense quanto nel raggelante cinismo. Non c’è sempre da ridere, c’è innanzitutto da ascoltare—almeno per una volta. E proprio questo continuo alternare tra lieve e “peso” trova un’eco irresistibile in quell’improbabile accostamento di sfarfallio da balera e urticante distorsione punk del complesso romagnolo.

La vasta platea, felicemente eterogenea, si lascia rapire, e si comincia a respirare finalmente un afflato diverso.

Omini e eXtraLiscio Gran Glassé. Foto di scena Gabriele Acerboni

Omini e eXtraLiscio Gran Glassé. Foto di scena ©Gabriele Acerboni

Insomma, per quanto abbiamo avuto modo di riscontrare, è mancata l’idea del festival: avere un luogo di riferimento, ad esempio, o un presidio permanente, o un punto di ritrovo a fine serata, tanto più che come in tutte le città di provincia, la vita notturna di Pistoia si spegne molto presto. O scorgere una ratio che legasse in qualche modo i diversi spettacoli (vedere insieme Massini, Celestini, Sieni, Sacchi di Sabbia, Lombardi/Tiezzi, Kepler-452 è curioso). O ancora imbastire un dialogo progettuale più convincente tra ATP e Funaro, che vada oltre la convivenza forzata.

È indubbio che dietro pur c’è una visione teatrale acuta, variegata, apprezzabile, ma in una fase storica in cui la forma festival viene sempre più messa in discussione – un po’ per carenza di rinnovamento, un po’ per opacità economiche, un po’ per ingerenze politiche (vedi Chiusi e Volterra) – viene da chiedersi perché inaugurarne di nuovi.

Ascolto consigliato

Letture consigliate:
• Zappalà e Morganti, i sommersi e i danzati, di Matteo Brighenti (PAC)
• La signorina Else di Federico Tiezzi. Il corpo, il sogno, di Alessandro Iachino (TeC)
• Gli Omini, eXtraLiscio e una balera di “Gran Glassé”, di Matteo Brighenti (PAC)

Pistoia – 19, 21 e 22 giugno 2017