Festival Troia Teatro 2016

Troia: il festival della città

Nel foggiano il teatro ritorna fenomeno collettivo – XI edizione di Festival Troia Teatro

Per chi vive in città è relativamente facile dedicarsi alla cultura: in fin dei conti, al di là delle continue traversie del settore, le possibilità non mancano. Ma per chi abita in un piccolo centro anche solo vedere un film o una mostra rischia di diventare impegnativo: c’è da spostarsi, aggiungere il costo della benzina, quello del parcheggio, magari un pasto – e oggi non tutti sono in grado di sostenere una spesa del genere. Così la provincia, più per contingenza che per vocazione, finisce troppo spesso per chiudersi nelle sue stesse tradizioni, logorandole. A volte però le cose vanno diversamente.

È il caso di Troia, paesino medievale in provincia di Foggia, noto ai più per l’antica Cattedrale romanica dell’XI-XII secolo, per aver dato i natali ad Antonio Salandra, il Presidente del Consiglio che insieme a Sonnino portò l’Italia alla Grande Guerra, e per la Passionata, squisita variante locale della cassata siciliana. Qui ogni estate, da oltre dieci anni, grazie all’impegno e alla dedizione del Direttore Artistico Francesco Ottavio De Santis, della sua compagnia Teatri35, dell U.G.T.-Unione Giovanile Troiana e dell’A.c.t! Monti Dauni, il Festival Troia Teatro accende la vita del piccolo borgo.

Durante il giorno infatti passeggiando per i vicoli e le stradine lastricate non si incontrano molte facce: gli anziani che commentano fuori dal bar, qualche donna che scruta da dietro le tende, il matto del paese che caccia di tanto in tanto un grido; ma ecco che non appena dalle campane della cattedrale rintoccano le sei la cittadina si rianima e da un capo all’altro di via Regina Margherita (la sola direttrice, una sorta di Spaccanapoli che ripercorre la dorsale del colle su cui sorge Troia) gli abitanti cominciano a sciamare per il centro: c’è un musicista a cappello di qua, uno show per ragazzi di là, nella corte comincia lo spettacolo, lì invece è partito l’incontro; così fino al concerto di mezzanotte e ancora oltre a tarda ora con il dj/vj-set di Action30. E partecipano veramente tutti, dai bambini di sei anni alle coppiette di novantenni: i Troiani – e non solo – si spostano da un luogo all’altro per seguire il festival. Un risultato prezioso, per nulla scontato, di cui si deve rendere gran merito alla rassegna.

Quanto all’offerta, lo stesso De Santis ammette che quest’anno ci sono state non poche difficoltà: pur non attendendosi l’abbondanza della scorsa edizione, i fondi stavolta sono stati ben più magri del previsto (neanche 20 mila euro: per due terzi pubblici – Comune e Regione –, il restante da sponsor privati) e quindi fino all’ultimo il festival ha rischiato di saltare. Ma poi è prevalsa la responsabilità: dalla cittadina sarebbe stato vissuto quasi come un tradimento, tanto più che locali e ristoranti registrano contestualmente un notevole incremento delle consumazioni (ed è curioso notare che due coppie hanno deciso di sposarsi proprio in questo periodo per festeggiare all’interno del clima del festival). Insomma, qui non si tratta di un evento marginale per appassionati, è il festival della città.

Qualche ricaduta sulla proposta artistica però, dicevamo, c’è stata. Pur avendo assistito a soli due dei cinque giorni della rassegna, notiamo che al contrario delle passate edizioni (in cui erano andati in scena – anche – Delbono, Gualtieri, Babilonia, Codice Ivan, Teatro Minimo) questanno sono mancati gli artisti del teatro di ricerca; non che ci fosse bisogno del “grande” nome, ma effettivamente il festival si è assestato su scelte più tradizionali (come il rassicurante Else di Bruni, il concerto-spettacolo di Canio Loguercio o il – pur pregevole – teatro di narrazione dell’Orlando di Enrico Messina/Armamaxa Teatro).

Una situazione analoga si è ripresentata all’interno del concorso, giunto alla sua VI edizione, rivolto a «emergenti e indipendenti»: come tema – forse troppo “vago” – l’indagine del «corpo umano». Dei sette finalisti, ad aggiudicarsi il Premio Eceplast (dal nome del principale sponsor – ditta di imballaggi ecosostenibili –: 1500 euro, con contratto di co-produzione) è stata la compagnia Matremo Teatro per la messa in scena di Mamma – piccole tragedie minimali, l’ultimo testo depositato, recitato e diretto da Annibale Ruccello prima del tragico incidente del settembre 1986. Situazione analoga giacché nonostante una buona recitazione (soprattutto Angela GarofaloMonica Palomby), la voce – caratterizzante il testo – delle donne, dei vinti, dei sentimenti detti e nascosti non emerge, congestionata da interpretazioni roboanti, che caricandola rubano il giusto peso alla parola.

Verdetto dibattuto quella della giuria, che in parte propendeva per il Faber Navalis di Maurizio Borriello. Ragione principale della diatriba, il fatto che si trattasse di un mediometraggio: il concorso infatti mirerebbe ad allargarsi a tutte le arti, ma trattandosi dell’unica opera con un linguaggio altro da quello delle arti performative (nonché giudicato da esperti, fondamentalmente, di teatro) la scelta era quanto mai difficile. Dobbiamo dire però che, per quanto effettivamente suggestivo,  il video di Borriello (nato come video curriculum) di prettamente artistico in realtà non ha molto: sono l’atmosfera, le immagini ad alta risoluzione e il fascino dell’artigianato a fare il più (al centro del film il restauro di – parte di – una vecchia nave in legno norvegese); tanto nel montaggio quanto nella fotografia non si va mai oltre l’evocatività, l’uso della camera è pulito, sì, ma non artisticamente consapevole, senza contare banalissime infrazioni cinematografiche come, ad esempio, il frequente scavalcamento di campo. Quindi tanto in un caso quanto nell’altro la scelta della giuria, a ben guardare, sarebbe stata più che discutibile.

Ad ogni modo. Considerando la vivace partecipazione, la totale gratuità degli eventi, la felice idea del “cappello” a conclusione di ciascuno spettacolo (e in cartellone e in concorso), il Festival Troia Teatro si dimostra nonostante le difficoltà economiche un’importante realtà che sa come portare la cultura nel proprio territorio attuando una processo che guarda al lungo termine; d’altro canto, trattandosi pur di un’XI edizione, se il Festival intende acquisire al tempo stesso un’eco più nazionale dovrà ora rispondere alla fedeltà del pubblico con più innovazione e corroborare la propria ossatura vagliando con maggiore convinzione, fermezza, incisività cosa merita di essere ulteriormente valorizzato e a cosa invece sia tempo di rinunciare.

(Foto ©Festival Troia Teatro)

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