Teatri della Cupa 2016

Arricchire il proprio territorio nutrendosi da esso

La seconda edizione dei Teatri della Cupa

Contaminare generi, allargare gli sguardi, contare sul proprio territorio, stimolare il dialogo. Le premesse erano tutte presenti nell’edizione pilota dello scorso anno, ma questo secondo capitolo del festival I Teatri della Cupa ha saputo portare avanti il progetto migliorandolo sotto diversi aspetti. L’affluenza in crescita e l’ampliamento territoriale sono solo alcuni dei fattori che hanno caratterizzato la buona riuscita di un festival apparso meglio congeniato in fase di progettazione grazie a una direzione artistica (Tonio De Nitto e Raffaella Romano) più solida. Se lo scorso anno, infatti, gli spettacoli non sempre riuscivano a essere parte integrante di una visione d’insieme coerente, in quest’ultima edizione è apparsa più evidente la volontà di fare una selezione che rispondesse a dei principî ben definiti.  Vediamoli più dettagliatamente.

Raccontare la regione attraverso il teatro

Se Capatosta racconta l’ILVA, negli ultimi tempi una delle pagine più discusse della Puglia; la Factory Compagnia Transadriatica ci accompagna in un viaggio low cost nel sud Salento con il terzo capitolo di Trip, intitolato #Porta d’Oriente. Venti storie che il pubblico selezionerà accendendo le candele di un altarino presieduto da due attori (Ilaria Carlucci e Fabio Tinella) che, dopo l’input, inizieranno a rendere vive le storie, le memorie, le tradizioni e i personaggi storici di una porzione del Salento. Dalla Chiesa dei Diavoli ai Martiri di Otranto, da Papa Galeazzo ai Pisciammare, le storie donate da alcune comunità vengono tramandate oralmente ad altre, in una sorta di rito ancestrale che si propone di  riscoprire ricchezze troppo spesso dimenticate.

Factory Compagnia Transadriatica #Porta d’Oriente. Foto di scena ©Eliana Manca

Favorire la partecipazione dei più giovani

La prima serata è spesso dedicata alle fasce d’età più giovani, con spettacoli molto differenti per forma e contenuti. È il caso di Cuori di Principio Attivo Teatro, una storia d’amore maturata tra le spericolate acrobazie circensi. In un clima quasi felliniano, i tre clown (Giorgia Basilico, Dario Cadei e Giuseppe Semeraro) sfrutteranno i loro mezzi pregiati di repertorio per alimentare, stroncare e provare a dare un lieto fine a un triangolo amoroso nato sotto la tenda di un circo.

Dal clima goliardico si passa a quello più macabro di Fibre Parallele in Licia legge le fiabe. Dodici letti per gli spettatori e davanti a essi la lettrice (Licia Lanera) che rispolvera alcune delle fiabe più note dei fratelli Grimm e Andersen così come sono state concepite, senza le edulcorazioni attuate nel corso degli anni da colossi come Walt Disney. Un ritorno alle origini in cui il clima dark creato da luci fluorescenti e base musicale elettronica si sposa perfettamente con gli echi e le urla soffocate della Lanera.

Fibre Parallele Licia legge le fiabe. Foto di scena ©Eliana Manca

Attenzione alle produzioni regionali

Factory (Lecce), Principio Attivo (Lecce), Fibre Parallele (Bari), Ippolito Chiarello (Nasca Teatri di Terra, Lecce), Crest (Taranto), sono solo alcune delle compagnie pugliesi attive durante il festival. Una regione costantemente chiamata in causa, come testimoniano altri due spettacoli – Cammelli a Barbiana (produzione Inti/Thalassia, Brindisi) ed Else, andante cantabile con brio (prod. Bottega degli Apocrifi, Manfredonia) – presenti durante i nostri giorni di permanenza. Si tratta di due monologhi, il primo, “canonico”, di Luigi D’Elia racconta la vita di Don Lorenzo Milani, dalle sue origini agiate alla rinuncia delle sue ricchezze in nome di una fede e di un’ideale; il secondo, invece, è una riscrittura in chiave moderna di La Signorina Else di Schnitzler, un monologo interiore che un’ottima Miriam Fieno rinchiuderà tra le pareti di una camera d’albergo nella quale il pubblico scruterà in maniera quasi voyeuristica.

Bottega degli Apocrifi Else. Foto di scena ©Eliana Manca

Non sono di certo mancati spettacoli provenienti dal resto della penisola, come Every Brillant Thing (Tri-Boo/Sotterraneo, Firenze) o produzioni internazionali, presenti con le spassosissime variazioni su movimenti reiterati di La Lettera di Paolo Nani (Bags Entertainment, Danimarca). Tuttavia, nel complesso, pur mantenendo una qualità d’insieme su buoni livelli, il festival ha puntato su scelte “tradizionali”, senza farsi carico di eccessivi rischi. Le ragioni non mancano, basti considerare che il festival nasce dalla volontà di portare il teatro in alcune comunità che non necessariamente hanno al suo interno appassionati o esperti e che, soprattutto, solo da pochi anni hanno potuto (ri)frequentare con costanza l’edificio teatrale proprio grazie alla residenza di Factory e Principio Attivo al Teatro Comunale di Novoli.  Forse è ancora troppo presto per proporre linguaggi più complessi, anche se lo scorso anno uno spettacolo come Autodiffamazione di Barletti/Waas non ha ricevuto una cattiva accoglienza.

Paolo Nani La Lettera. Foto di scena ©Eliana Manca

Ma in questa edizione, a mancare è stato soprattutto quel dialogo e scambio attivo tra gli artisti presenti e che lo scorso anno ha preso forma nel K-now!, un processo di condivisione umana e artistica in funzione di uno spettacolo finale da regalare al territorio ospitante. Tali scambi sono sempre auspicabili, specie nei festival. Forse si avrà il modo di recuperare nella prossima edizione o di stimolare il dialogo attraverso altre forme; ma a parte questo, la rassegna sembra aver fatto passi da gigante, muovendosi decisa verso un’identità più definita e riuscendo a rendere sempre più vivaci e partecipi piazze di comuni che contano poche migliaia di abitanti, anche sfidando condizioni meteorologiche avverse. Siamo solo alla seconda edizione di un festival, quindi, destinato a crescere e arricchire il proprio territorio qualora (si spera) gli venga data la possibilità di andare avanti negli anni.

Ascolto consigliato

Novoli e Campi Salentina (LE) – 2,3,4 e 7 settembre 2016