Terreni Creativi 2016 Albenga

Qualità e intuito nonostante la Crisi

Terreni Creativi si conferma festival modello

È un limone, strizzato, fino alla buccia, per riempire il bicchiere mezzo vuoto di quest’amara, anzi, agre, asprissima stagione del nostro presente. Così il direttore artistico Maurizio Sguotti ritrae la settima sofferta edizione del festival ingauno Terreni Creativi, non a caso intitolata alla Crisi’. Una rassegna che – va detto subito, senza se e senza ma – rappresenta una delle migliori realtà a livello nazionale; eppure nonostante i notevoli risultati conseguiti – nonché riconfermati – di partecipazione di pubblico e qualità artistica continua a patire una certa disattenzione a livello locale: le risorse non sono state negate (il festival è finanziato dal Comune e dal Ministero) però sono giunte in misura fortemente contingentata, senza intuire che questa tre giorni esula dalla semplice manifestazione culturale estiva e costituisce un momento di scoperta per spettatori e compagnie di vivere le arti performative in maniera totale. Così, quando quest’anno Terreni Creativi ha rischiato di saltare, a sostegno del festival si sono mobilitati in molti: oltre 350 i firmatari della petizione, 5000 gli euro provenienti dalla raccolta fondi, numerosi i giornali cartacei e online che hanno rilanciato la notizia, e non è mancato neanche il supporto degli artisti che hanno accettato di andare in scena a cachet ridotti.

A rivivere qui infatti è proprio il senso etimologico di ‘festival’: quale momento di «gioia pubblica, di giubilo della comunità» e altresì di «accoglienza presso il focolare domestico». Terreni Creativi sposa quello che è il patrimonio enogastronomico ligure con la scena della danza contemporanea e del teatro di ricerca nazionali ambientando gli spettacoli nelle serre, nei capannoni, nei magazzini delle aziende agricole del territorio (Albenga è uno dei principali esportatori europei di erbe aromatiche, frutta secca e ortaggi).

Balletto Civile Before Break. Foto di scena ©Michela Vernazza

L’aspetto più curioso di Terreni Creativi è che l’estrema trasversalità di pubblico e luoghi porta a rivedere totalmente i ‘normali’ parametri di giudizio che si potrebbero applicare in un luogo convenzionale quale un teatro cittadino. Prendiamo ad esempio il nuovo spettacolo di Teatro Sotterraneo. Se l’idea di teatralizzare un romanzo davventura come Il giro del mondo in 80 giorni di Verne trasponendolo in una versione ludica a metà tra il gioco di società, il videogame e il quiz televisivo – in cui però tutto è evidentemente già studiato, lasciando paradossalmente niente al caso – porta a chiederci se veramente dovremmo abbandonarci a questo format posticcio (di fatto ironia e autoironia vengono approfondite poco o nulla); visto invece nella dimensione estemporanea del festival ligure lo spettacolo rivela tutt’altro potenziale. L’attenzione è davvero alta, tutti seguono con interesse, soprattutto i cosiddetti giovani che sembrano identificarsi in quel linguaggio. E prendiamo nota allora di un’importante lezione: il teatro ha bisogno di uscire fuori dai teatri. Giacché allora quello dei Sotterraneo mutua così tanto dai linguaggi appunto televisivi e ludici, siamo convinti che anziché circuitare nelle sale italiane (più o meno ‘off’) Il giro meriterebbe di essere distribuito in contesti altri.

Teatro Sotterraneo Il giro del mondo in 80 giorni. Foto di scena ©Michela Vernazza

E una analoga considerazione potrebbe essere allargata al Requiem for Pinocchio de LeVieDelFool e Ci scusiamo per il disagio de Gli Omini (clicca sui nomi per le recensioni). Pur nella specifica diversità, entrambi condividono con i Sotterraneo una contaminazione di immaginarî e linguaggi che sono meno immediatamente teatrali e decisamente più pop: non a caso parliamo di tre compagnie coetanee, cresciute sotto l’avvento della televisione privata e di un certo tipo di comunicazione, che giustamente vengono – più o meno parodisticamente – riprese e ritradotte per parlare del nostro tempo. E se è vero che al momento il mondo teatrale soffre di crisi di identità, non è improbabile che tali contaminazioni (spesso bollate con troppa facilità di “barbaro imbastardimento”) possano dare il la a una nuova onda creativa. Un fenomeno che, dopotutto, guardando in prospettiva, sempre è accaduto nel passato e sempre torna a ripresentarsi (il cielo azzurro di Giotto, le prostitute di Caravaggio, i collage dei dadaisti, le serigrafie di Warhol, e via dicendo).

Curioso poi l’esperimento dei Fratelli Dalla Via, Drammatica elementare, che a partire da un gioco linguistico (i cosiddetti tautogrammi: composizioni in cui tutte le parole iniziano per la stessa lettera) si avventurano in una profonda e raffinata critica della società e del nostro tempo. Certo a volte si ha l’impressione che lo spettacolo si dilati pur di raggiungere i canonici sessanta minuti, ma ad ogni modo riesce a tenere bene il ritmo – impresa tutt’altro che facile dati i limiti tirannici dell’espediente retorico adottato –; e se da un lato propone tacitamente un’alternativa letteraria – antica e rinnovata – all’ipertendenza dell’hip hop (e quindi, volendo, anche ai conterranei Babilonia Teatri), dall’altro infonde una ventata di creatività, magari precipitosa e azzardata, ma viva, vivace, erede diretta dell’OuLiPo, del Dadaismo, del arzigogolo satirico settecentesco, dei calembour medioevali-rinascimentali: scarabocchi di parole apparentemente innocenti che osano con la grammatica, forzandola, tanto da sorprendere e spingere al riso, ma che poi all’improvviso innescano trappole sconcertanti, laconiche, brillanti (come: «Coca Cola creerà cristiani compulsivi»).

Fratelli Dalla Via Drammatica Elementare. Foto di scena ©Michela Vernazza

Un festival dunque che non solo crea una possibilità culturale là dove la proposta estiva sarebbe ferma alla sagra, inventando modi di fruizione originali tanto per il pubblico locale quanto per le compagnie nazionali, ma che al contempo intuisce con lungimiranza e spiccata sensibilità le nuove realtà che stanno crescendo in Italia al di là delle crisi del sistema teatrale.

Sicuramente c’è sempre margine al miglioramento (lo spettacolo di danza dei pur bravi Balletto Civile, ad esempio, non era particolarmente riuscito, sebbene l’intuizione iniziale fosse pregevole), eppure qualità, accoglienza, organizzazione e partecipazione sono talmente alte che fatichiamo davvero stavolta a muovere particolari critiche: Terreni Creativi è un caso raro e prezioso che, per offerta e risultati – a nostro avviso –, non ha pari in Italia. La Liguria avrebbe tutte le ragioni per farsene vanto. E invece latita. Certo è che continuare a trascurare il festival così anche il prossimo anno sarebbe veramente ridicolo.

Letture consigliate:
• Terreni Creativi VI. Un modello di valorizzazione, di Giulio Sonno
• Collinarea risponde ai tagli con l’impegno: il festival resiste sotto l’egida degli artisti, di Giulio Sonno
• Come rispondere alla crisi: Alto Fest e la buona pratica dell’irregolarità, di Giulio Sono

Ascolto consigliato

Albenga (SV) – 4 e 5 agosto 2016

Crediti ufficiali:

Ideazione direzione e organizzazione KRONOTEATRO
Direzione artistica e organizzativa Maurizio Sguotti
Organizzazione e relazioni esterne Tommaso Bianco
Logistica e amministrazione Alex Nesti
Progetto grafico e d’immagine Nicolò Puppo
Interventi scenografici negli spazi Francesca Marsella
Responsabili tecnici Amerigo Anfossi, Federico Merula
Consulenza musicale Magic Moonday e Riviera Gang Crew

Staff
Mara Cervelli, Francesca Giuliano, Giacomo Linguito, Fabio Ricciardi,
Anna Cervelli, Giulio Costa, Sofia Mazzoleni, Tommaso Giulla,
Viola Lo Gioco, Lorenzo Romano, Marzia Peccenini, Fausto Fioriti,
Erika Accurso, Elena Buffa, Daniele Spazian, Virginia Barbetti