TEENAGE MUTANT NINJA TURTLES

Tartarughe Ninja – Jonathan Liebesman

La storia delle Tartarughe Ninja, Tartarughe Ninja Mutanti Adolescenti dall’originale fumetto di Kevin Eastman e Peter Laird, è quella di un albo anni Ottanta che nessuno vuole pubblicare e che nel sottobosco dell’editoria indipendente riesce a trovare la propria strada e farsi una scia di proseliti nerd in grado di non far cadere nel dimenticatoio l’idea. I due autori, parodiando le opere di Frank Miller che tanto di moda andavano in quel periodo, decisero di creare queste tartarughe antropomorfe che lottano contro il crimine newyorchese a calci, pugni e cultura pop. Da vera leggenda metropolitana quale sono, le tartarughe vivono nei cunicoli che percorrono sotterraneamente la metropoli americana, sono ghiotte di pizza e adorano, come tutti gli adolescenti, le ragazze scosciate che MTV manda in onda. È grazie al successo delle serie televisiva anni Novanta se ancora oggi qualcuno pensa di poter ricavare profitto da un franchise che ha la stessa appetibilità dei quasi dimenticati Power Rangers, oggi che i supereroi Marvel sono più forti e famosi che mai.

Eppure qualcuno ci crede ancora, la Paramount e l’instancabile produttore conquista botteghini che è Michael Bay, in particolare: riprendendo le caratteristiche della serie degli anni 2000 e rifacendo il primo lungometraggio del 1990, Tartarughe Ninja alla riscossa, vengono fuori Leonardo il samurai, Raffaello il combattente, Donatello aggiusta-tutto e Michelangelo il punk. Purtroppo, però, il mega frullato diretto da Jonathan Liebesman è venuto fuori decisamente acido. Delle Tartarughe si sa già tutto, ammesso che qualcuno ancora ricordi com’è che dei docili e lenti rettili riescano a diventare degli agili ninja, e dopo un rapido prologo a fumetti poco coinvolgente si viene catapultati nel bel mezzo dell’azione che, a dirla tutta, di azione ha veramente poco. Complice il volto perennemente uguale dell’avvenente (e anche su questo oramai si hanno molti dubbi) Megan Fox, il film procede nello snocciolare una trama poverissima di colpi di scena, poco divertente e infarcita di nerdismi presi dalla cultura recente (Batman e Lost su tutti) che non soddisfano neanche un po’.

A salvare il film, se proprio bisogna salvarlo, è l’ottimo lavoro della Industrial Light & Magic, che dona il verde hulk alla pelle delle tartarughe ultra muscolose, e che risulta particolarmente gradevole nella lunga scena d’azione in mezzo alla neve, col camion che scivola per dieci minuti lungo una montagna, dove viene realmente messo in scena il potenziale d’agilità delle tartarughe e, soprattutto, della regia fatta digitalmente. Difficile mandare giù un prodotto così tanto impacciato, con scambi di battute al limite del non-senso (probabilmente in originale ci sono dei giochi di parole intraducibili dallo slang americano) e un ritmo che stenta a decollare e stufa dopo i primi minuti. Anche i fan, quelli che a cinque anni chiedevano a babbo natale il camioncino delle tartarughe, e lo ottenevano, storcono il naso di fronte a questa incompleta trasposizione cinematografica.