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Stand by me e la nostalgia di fine estate

Non c’è niente da fare. Ogni anno, in questo periodo, mi tornano alla mente i quattro piccoli protagonisti di Stand By Me. L’estate volge al termine, la vita di tutti i giorni ritorna a fare il suo corso e Gordie, Vern, Chris e Teddy bussano alla mia porta.

Per i pochi che non conoscessero il film di Rob Reneir, datato 1986 (e tratto da un racconto di Stephen King) si tratta di una prova cinematografica per nulla invecchiata e assolutamente da vedere. Certo, chiunque si accinga a guardarlo, per la prima volta, “da grande”, vivrà la storia in maniera totalmente differente. Mi spiego meglio: il film resta un “buon film” a tutte le età ma è come prendere in mano Siddharta a 50 anni…indubbiamente rimane un grande romanzo, ma ci si può scordare di vivere la stessa empatia di chi l’ha divorato da ragazzino. Lo stesso per “Stand by me – Ricordo di un’estate”, questo il titolo completo con cui è stato distribuito in Italia, quasi trent’anni fa.

Le vicende del lungometraggio in questione sono molto semplici: la stagione estiva è agli sgoccioli e un poker di dodicenni si prepara a passare al ginnasio. I suddetti protagonisti partono per un escursione di cinquanta chilometri alla ricerca del cadavere di un loro coetaneo, scomparso giorni prima. La storia è ambientata alla fine degli anni ’50 ma ogni generazione può farla sua. Dopotutto cambia il modo in cui si portano i pantaloni, mutano i colletti delle camicie e le hit che passa la radio ma la splendida illogicità e spensieratezza dei dodici anni, rimane. E allora ecco che, i quattro attori (uno dei quali, River Phoenix, ci ha già lasciato) diventano l’epitome ideale di un momento che ogni essere umano, attraversa, a suo modo, nel suo tempo.

Copio e incollo:
“la nostalgia (parola composta dal greco νόστος (ritorno) e άλγος (dolore): “dolore del ritorno”) è uno stato psicologico o sentimento di tristezza e di rimpianto per la lontananza da persone o luoghi cari o per un evento collocato nel passato che si vorrebbe rivivere.”

Quindi, riepilogando, ci sono due possibilità: chi vede (o rivede) questi 89 minuti di film da adulto avrà la nostalgia come compagna, sleale, di visione. Soprattutto in questo periodo di fine agosto, inizio settembre. Quando si rimettono via i costumi da bagno in un posto della casa che ci dimentichiamo, per tutto il resto dell’anno. Quando si torna a lavorare o a studiare e il garbato vuoto estivo scompare, di colpo, com’era arrivato. Senza avvisare nessuno.

Oppure, la seconda possibilità, è avere tra i 10 e 15 anni. Schiacciare “play” e partire. In questo caso, buon viaggio!

Sul finale del film i ragazzi si salutano, al ritorno dalla loro avventura, in una città deserta. Il sole è appena sorto: “eravamo stati via solo due giorni, eppure la città sembrava diversa. Più piccola.” L’estate sta finendo. Un periodo della loro vita pure. Sono diventati più grandi, o, comunque, meno piccoli mentre camminano, ignari, verso gli ultimi giorni di vacanza. Qualcuno raccoglie un penny trovato per caso, qualcuno canticchia una canzone. Non avranno mai più dodici anni. Ma, per fortuna, non lo sanno.