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Jumanjij: Welcome to the Jungle – Jake Kasdan

«Chi sono io»? era il titolo del tema che i cinque ragazzi protagonisti di The Breakfast Club, commedia di culto degli anni Ottanta, sono obbligati a scrivere nel lungo sabato trascorso come detenuti a scuola, ed è lo stesso interrogativo che muove gli eroi di Jumanjii: Welcome to the Jungle, un’avventura irresistibile come non si vedeva da troppo tempo, una riflessone sul tema della crescita e del viaggio nei suoi estremi: la fuga e il ritorno.

Il regista Jake Kasdan (Orange County, Bad Teacher), proprio perché figlio di quegli anni, del film citato in apertura ne riprende con affetto anche l’espediente narrativo. “Il Nerd” Spencer (Alex Wolff) e “l’Atleta” Fridge (Ser’Darius Blain), in passato grandi amici, vengono messi in punizione perché il primo è stato sorpreso a fare i compiti del secondo, così come capiterà alla “Principessa dei Social” Bethany (Madison Iseman) e “L’Emarginata” Martha (Morgan Turner) a causa di una risposta sbagliate ai loro professori.

I quattro ragazzi con identikit molto diversi tra loro, mentre scontano la loro pena a ripulire un vecchio ripostiglio, sono incuriositi da una console di videogame in stile anni Novanta con la cartuccia di uno strano gioco chiamato Jumanjij.  Dopo aver selezionato il personaggio, come accade nel più classico dei picchiaduro, vengono risucchiati nel mondo del gioco dove gli stereotipi dei liceali vengono ribaltati. Intrappolati in un corpo che non è il loro, per spezzare la maledizione di Jumanjij e poter tornare a casa, cominceranno un lungo viaggio fatto di mille ostacoli che gli insegnerà la forza di sapersi affidare e di non curarsi per nulla di convincere gli altri di ciò che veramente sono.

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Di solito, storie così lineari accompagnano ineluttabilmente nel sonno anche il più incallito degli insonni, ma non è questo il caso per dei pregi riassumibili in due punti: il carisma e l’affiatamento degli attori coinvolti (facile da prevedere con Jack Black e The Rock sul carro); una sceneggiatura che, scorrendo senza il minimo intoppo, si sviluppa in modo avvincente tra autoironia e un eruzione di gag sui clichè del mondo videoludico contemporaneo.

Il progetto ha avuto una difficile gestazione, nascendo inizialmente come un sequel diretto della fortunata pellicola degli anni Novanta con Robin Williams. Ma come a volte capita che ricordando l’amore di vent’anni prima, ti dici che forse non ne vale la pena rimetterlo in gioco, solo per rischiare di sporcarlo, la produzione ha deciso di intraprendere la strade del reboot, tanto che il prodotto finito è lontano dall’originale come lo è il dolce dal salato. Se l’originale era una moralistica e consolatoria commedia d’azione, incentrata sull’imprevedibilità delle situazioni e con un Robin WIlliams, mattatore della pellicola e reale trascinatore dell’intera vicenda, Jumanjii: Welcome to the Jungle è un eclettico action per teenagers, un rollercoaster pieno d’azione e buoni sentimenti molto vicino ad essere una rilettura in chiave hard rock del Mago di OZ.