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Suburbicon – George Clooney

Di chi è questo film?

Suburbicon è una periferia americana modello (suburb-icon) dove famiglie bianche e borghesi vivono in casette tutte uguali con il prato ben curato. L’armonia, soltanto apparente, di Suburbicon viene sconvolta dall’arrivo di una famiglia afroamericana. Nel frattempo, Gardner Lodge (Matt Damon) deve affrontare una situazione losca che riguarda la sua famiglia, ovvero la moglie Rose e sua sorella Margaret (Julianne Moore) e il figlio Nicky (Noah Jupe).

Suburbicon, diretto da George Clooney, risente pesantemente dell’effetto Coen: la sceneggiatura infatti è firmata Joel e Ethan Coen e la stessa trama principale, quella che riguarda la famiglia Lodge, ricorda molto l’intreccio di Fargo, senza mai arrivare a toccare l’altissimo livello del capolavoro dei due fratelli registi. E forse è proprio questa influenza a confondere le idee sul giudizio del film: non siamo di fronte a una delle grandi opere dei Coen e nemmeno davanti a un film di Clooney, si tratta di una via di mezzo in cui non si sa dove finisce l’apporto di uno e inizia quello dell’altro.

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La sceneggiatura è sicuramente un elemento che sostiene il film, è piuttosto brillante e carica di black humour. Ma già dopo la seconda visione, ci si accorge che i temi trattati e i personaggi sono già visti. Le due trame di Suburbicon – quella della famiglia Lodge e quella degli afroamericani osteggiati – si muovono parallele, talvolta si incrociano e si fondono in modo omogeneo, ma ogni tanto si ha come l’impressione di assistere a due storie con due stili diversi fra loro. Da una parte la voglia dei Coen di mettere alla berlina l’animo spietato dei borghesi che nascondono il marcio dietro una staccionata bianca; dall’altra la riflessione di Clooney sul razzismo, tema trattato in modo non particolarmente originale.

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Sicuramente l’intento comune dei tre autori è quello di puntare il dito contro i veri mostri della storia, per non farsi ingannare dall’apparenza. In questo senso sono davvero convincenti gli attori protagonisti, che incarnano alla perfezione il perbenismo falso e meschino della middle-class wasp americana. Matt Damon è l’uomo comune, apparentemente un buon padre di famiglia che però non ha problemi a pianificare omicidi; Julianne Moore (che interpreta un doppio ruolo) riveste invece i panni della casalinga borghese senza scrupoli.

Suburbicon è sicuramente un buon film, ma non perfetto. Quello che effettivamente manca è una certa dose di originalità, qualcosa che avrebbe potuto portare Suburbicon a un livello più alto, così come manca una vera identità della storia. E alla fine ci si chiede «di chi è questo film?».