Teatro delle Ariette Matrimonio d'inverno

Il tempo della terra nel Teatro delle Ariette

Matrimonio d'inverno al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma

Ogni famiglia conserva la propria ricetta dei tortellini, così come ogni compagnia teatrale possiede la propria ricetta di fare teatro. Le Ariette sono entrambe le cose: una compagnia teatrale e una famiglia, e sono trent’anni che girano l’Italia e l’Europa con i loro spettacoli che prendono vita davanti a una tavola imbandita di fronte a una dozzina di spettatori.

Gli ingredienti sono semplici e genuini: pasta fresca, del vino, una focaccia, tutto fatto in casa e con i prodotti della loro terra, il podere delle Ariette a Castello di Serravalle sulle colline bolognesi dove, dal 1989, Stefano Pasquini, Paola Berselli e l’amico Maurizio Ferraresi coltivano la propria terra – e il proprio teatro – secondo una pratica quotidiana di lavoro artigianale e manuale, lontani dalle mode «bio» attuali ma spinti piuttosto da un’inclinazione profonda, da una scelta di vita autentica, da una volontà di semplicità e concretezza che oggi ha un che di rivoluzionario.


Accanto al cibo ci sono gli altri ingredienti, parimenti importanti: il racconto della propria vita, quindi il lavoro nei campi o con gli animali, il rapporto con gli amici, la letteratura, materiale da cui le Ariette attingono per costruire la drammaturgia degli spettacoli.

Matrimonio d’inverno parte proprio da un diario intimo e quotidiano scritto da Berselli e Pasquini nell’inverno a cavallo tra il 2008 e il 2009 per «cercare di fermare il tempo»; un diario per riflettere, durante il periodo forse più contemplativo dell’anno, su pensieri, progetti, memorie, e soprattutto su quella vita ordinaria che in realtà nasconde qualcosa di straordinario, come afferma «Pasqui».

Foto di scena ©Pilar G. Manzanares

Al Teatro Quarticciolo di Roma si abbandonano sulle poltrone cappotti, telefoni, lo stress cittadino e il rumore della pioggia per salire in platea, immersi in una luce soffusa fatta solo di candele che illuminano una tavola apparecchiata per le grandi occasioni.

Il brodo sobbolle, i tortellini giacciono sulla spianatoia, le pareti sono tappezzate di vecchie foto ricordo, ed ecco che Pasqui, con il prezioso aiuto di Maurizio Ferraresi «Ferro», è pronto a chiudere gli ultimi tortellini, a controllare il lesso, a preparare la zuppa inglese, mentre il pubblico prende posto e «Paola» si siede al centro della tavolata, iniziando a leggere il diario con una cadenza lenta, piena di calore, dolcezza e malinconia.

Foto di scena ©Pilar G. Manzanares

La vita in campagna non è idilliaca come si potrebbe pensare, né vuol dire rinchiudersi nel proprio cantuccio restando indifferenti a ciò che succede al di fuori, questo è ciò che emerge dalla lettura del diario di Paola. Così, accanto alla vita nei campi, alla natura aspra e selvatica che richiede pazienza, sacrificio e devozione, c’è un racconto fatto di gioie e dolori, di giornate di meraviglia e di tristezza, di solitudine e rimpianti appena accennati, di silenzi su domande senza risposta.

C’è la morte di Eluana Englaro e quella dei genitori di Paola, c’è la guerra di Gaza, ci sono gli amici di una vita e il passato che riaffiora, c’è il freddo pungente e gli alberi spogli con un senso di morte incombente, e la volpe che fa capolino dalla sua tana per rubare le galline dal pollaio. E poi, dopo la tensione drammatica, arriva la festa, preceduta da una lunga pausa solenne di preparativi e rassettamenti nel silenzio più concentrato. Ed è tutto chiaro: «Ora ci piacerebbe invitarvi al nostro matrimonio» annuncia Pasqui dando inizio alla cerimonia con lo stesso numero di commensali, stesso menu, stessa emozione negli occhi, stesso amore e cura nel servire il proprio cibo e la propria storia.

Foto di scena ©Stefano Vaja

«Siamo una compagnia teatrale o piuttosto un’esperienza di vita?» si chiede Paola, e forse è proprio in questo connubio l’ingrediente segreto del teatro delle Ariette, quello per cui agli spettatori sembra di condividere molto più di una cena o uno spettacolo, un’esperienza emozionale da cui si esce un po’ più cambiati, più consapevoli della necessità di riappropriarsi del proprio tempo e di accettare quello che passa, con un po’ nostalgia ma sempre con la voglia di progettare, dubitare, rimettersi in discussione.

Matrimonio d’inverno è dunque un commovente sguardo sulla memoria, una sentita riflessione sul tempo che è ciclico proprio come la terra che ci ospita. Un tempo che, pur se non si può fermare, il teatro riesce ancora a rievocare, come una promessa d’amore fatta tanti anni fa e che si rinnova ogni giorno—come un matrimonio celebrato d’inverno, tempo inconsueto, e che mette le radici per il germogliare di una felicità futura.

Ascolto consigliato

Teatro Biblioteca Quarticciolo, Roma – 14 dicembre 2017

MATRIMONIO D’INVERNO
di Paola Berselli e Stefano Pasquini
con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi e Stefano Pasquini
regia Stefano Pasquini
produzione Teatro delle Ariette (2010)