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Sulle sue spalle

Il dolore di un popolo

Lei è di fronte a noi: sullo sfondo nero il viso illuminato e aggraziato guarda dritto in camera e racconta la sua storia senza mezzi termini. Ciò che racconta è terribile ma la sua pacatezza svela una determinazione e una positività sbalorditiva.

Lei si chiama Nadia Murad, poco più che ventenne, appartiene alla minoranza etnica dei yazidi ed è sopravvissuta al genocidio da parte dell’ISIS nel dicembre 2014 a nord dell’Iraq, dove furono uccisi circa 6000 uomini e rapite le loro donne e i loro bambini, per renderle rispettivamente schiave sessuali e potenziali kamikaze. Il 4 dicembre 2018 Biografilm Festival e Anteo hanno proiettato il documentario Sulle sue spalle di Alexandria Bombach per rendere nota questa tragica vicenda non abbastanza coperta dai media nel mondo, ma anche per celebrare l’imminente conferimento a Nadia del premio Nobel per la pace. Il film racconta da un lato ciò che accadde attraverso le sue parole, dall’altro la sua lotta per la giustizia e la conoscenza attraverso comizi alle Nazioni Unite, ospitate a trasmissioni televisive e radiofoniche, visite alle comunità yazidi e manifestazioni pacifiste pubbliche. Tra Stati Uniti, Canada ed Europa, accompagnata dal suo interprete nonché direttore dell’associazione per la protezione della sua etnia, lei ha una sola missione.

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Nelle interviste le viene posta sempre la stessa domanda: “con quale forza riesci a raccontare questa storia nonostante la sofferenza che ti ha arrecato?” L’intento nobile del film parte da qui: mettere in scena tutta la devozione di Nadia alla causa, la preparazione dei discorsi da tenere, le lacrime insieme a coloro che hanno pianto e continueranno a farlo, vivere per giungere ad una incriminazione ufficiale dei colpevoli. La regista sceglie saggiamente di glissare sui dettagli delle violenze che in realtà, come ci suggerisce, sembra essere argomento topico per molti giornalisti.

Come rimarca Marina Calloni, ordinaria in Filosofia politica e sociale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, “Nadia ha la forza dell’estraniazione perché non è più vittima e ha ancora speranza nell’umanità”. In ogni inquadratura sono visibili i segni di questo passaggio sul suo volto.

Il film affronta trasversalmente il modo in cui Nadia vive la crescente inevitabile popolarità. Cullando il sogno di vivere una vita normale, la sua timidezza non lascia mai spazio all’ambizione o alla vendetta. La sua voce e le sue parole, dopo aver commosso i capi di Stato di tutto il mondo, cedono ogni individualismo e si fondono a quelle di migliaia di yazidi scampati al genocidio che cercano aiuto per non disperdersi nel mondo e rimanere uniti; perché Nadia Murad – nelle parole di Danilo De Biasio, direttore del Festival dei Diritti Umani di Milano – “porta sulle sue spalle il dolore del suo popolo”.