malala poster

Malala – Davis Guggenheim

Dopo che Malala Yousafzai ha vinto il premio Nobel per la Pace nel 2014, molti hanno conosciuto la storia della leader che si batte in difesa del diritto all’istruzione. Davis Guggenheim, regista premio Oscar per Una scomoda verità, realizzando il film sulla vita di questa incredibile giovane attivista pakistana, decide di mostrarciela nella sua semplicità e umanità di adolescente.

La narrazione del film è al presente e il documentario serve appunto a farci conoscere Malala mentre viaggia in posti dove le ragazze e i bambini non hanno un’adeguata istruzione o mentre gioca a braccio di ferro con suo fratello. La caratteristica particolare del film è poi l'inserzione perfettamente coesa di scene d’animazione (realizzate da Jason Carpenter) che riguardano flashback dell'infanzia e della vita di Malala nella sua amata valle dello Swat. Documentario e animazione si fondono per mostrare da un lato l’impatto mondiale di una figura come Malala, dall’altro l’aspetto più intimo. Infatti i disegni rispecchiano una visione delicata ma consapevole del mondo, come se a realizzarli fosse stata Malala stessa.

Davis Guggenheim entra nella vita di Malala – che semplicemente interpreta se stessa nella vita di tutti i giorni – e dopo aver osservato la quotidianità della famiglia Yousafzai, mette in evidenza quanto siano stati importanti per lei i suoi genitori, specialmente il padre Ziauddin. È proprio questo rapporto uno degli aspetti che Guggenheim ha voluto approfondire. Ziauddin è un padre amorevole che ha permesso a sua figlia di essere quella che è, non le ha impedito di fare una scelta di vita difficile, ma non l’ha nemmeno costretta: ha deciso di starle a fianco; le ha poi insegnato ad avere il coraggio di cambiare le cose, come lo ebbe lui quando, alla nascita di Malala, scrisse il suo nome nell'albero genealogico di famiglia che, come da tradizione, menzionava solo uomini, o quando decise di aprire una scuola nella sua città.

Ma l’insegnamento più prezioso di Ziauddin è stato quello di trovare la propria voce e farla sentire forte e chiara. Questo tema tocca Ziauddin Yousafzai fin da piccolo per via della balbuzie che lo rendeva incapace di esprimere la sua identità. Ma questo ostacolo (reso nel doppiaggio italiano dall’attore Filippo Timi, anch’esso affetto dal medesimo difetto) non lo ha fermato, anzi Ziauddin ha imparato a usare la sua voce come arma potente scagliandosi contro le ingiustizie del governo del suo Paese.

Un altro aspetto importante è il nome, che poi è diventato anche il titolo del film. Per il nome di sua figlia, Ziauddin si ispira alla storia dell’eroina Malalai del popolo pashtun che, durante la guerra in Afganistan tra i Pashtun e i colonialisti inglesi nel 1880, rianimò l’esercito afgano ormai scoraggiato, infiammò gli animi dei soldati con le sue parole e li guidò alla vittoria, perdendo però la vita durante lo scontro. Il parallelismo tra Malalai e la giovane Malala è evidente: entrambe vittime della violenza, ma soprattutto entrambe consapevoli del potere delle loro voci. Questo nome quindi significa coraggio e libertà di costruire un’identità forte, un nome che oggi rappresenta tutte le ragazze che lottano per parlare liberamente, avere un’istruzione ed essere loro stesse.

Il film di Davis Guggenheim, con il suo approccio curioso e umano nei confronti di questa ragazza, è un appassionato documentario che racconta lo spirito, la semplicità, la tenacia di Malala Yousafzai e come “un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”.