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A lezione di cinema con Alan Parker

Girato nel 1978, Fuga di Mezzanotte conserva a quasi quarant'anni dalla sua uscita tutta la sua potenza. Ed è con la proiezione di questa memorabile pellicola, oggi divenuta un cult assoluto, che si è ufficialmente inaugurata l’edizione 2015 del BiFest, il Festival Internazionale del Cinema di Bari. Dopo il film il regista Alan Parker ha tenuto sul palco di un gremito Teatro Petruzzelli una densa lezione di cinema, coordinata dal critico Derek Malcolm.

“Girammo quel film in pochi giorni, a Malta, in un caldo infernale”. “Oggi il cinema di Hollywood è cambiato profondamente. Il mercato guarda soprattutto ai ragazzi, e un film come Fuga di Mezzanotte sarebbe molto difficile da realizzare. All'epoca lo girai con una grossa major, la Columbia, ma oggi gli Studios si dedicano solo ai blockbuster. Un film come quello oggi potrebbe essere sostenuto solo da piccoli produttori indipendenti, magari europei. L'America ha accolto me e altri registi inglesi con grande gentilezza, concedendoci la libertà di realizzare i film che volevamo fare. Ma l'America cinematografica che ho conosciuto io non esiste più e oggi il cinema a Hollywood è in mano ai dirigenti degli Studios, non più ai registi. Prima di Spielberg e di Lucas, prima che il cinema diventasse un divertimento destinato soprattutto ai più giovani, le Major producevano un cinema per tutti. Oggi tutto è cambiato

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Fuga di mezzanotte, Alan Parker, 1978

A 71 anni e con una lunga attività alle spalle, il regista di titoli come Birdy, Angel Heart e Pink Floyd – The Wall ripercorre i momenti essenziali della sua carriera, fin dagli esordi nel mondo della pubblicità:

“Non ho frequentato nessuna scuola di cinema. La pubblicità, la mia esperienza quotidiana sul set, è stato il mio studio. In seguito il mio cinema è nato dalla reazione all'idea francese e italiana che un regista fa un unico film pieno di variazioni. Io ho deciso di fare sempre qualcosa di differente e di nuovo. Odio la ripetizione e per me creatività è sinonimo di originalità e di freschezza. I registi, tuttavia, non migliorano con l'età: si ripetono e, nonostante ci siano eccezioni, il loro lavoro non migliora. Per questo motivo ho deciso di smettere di fare cinema. L'ultima sceneggiatura che ho scritto è stata la cosa migliore che ho mai fatto. Ma non ho mai trovato i soldi per trasformarla in un film e alla mia età non ho più la pazienza e la resilienza per farlo. Mi hanno chiesto perfino di girare un film della serie di Harry Potter. Anche se oggi sarei molto ricco, il mio problema è che non mi piaceva, non lo capivo, non mi interessava.”

Quello che conta, per Parker, è “essere orgogliosi del proprio lavoro e sapere di avere detto quello che volevi dire.” Ma guai a pensare che la vita di un film si esaurisce nella mente di chi lo realizza: “

Spesso si sente dire che un cineasta ottiene in un film solo una minima parte di quello che ha in mente. Io invece penso che, senza aspettarselo, sul set si può ottenere anche il 110% di quello che il regista ha immaginato. Tuttavia un film esiste solo se c'è un pubblico che lo guarda sullo schermo, qualsiasi schermo sia. Il montaggio è un momento importante di civilizzazione del processo di realizzazione di un film. Un regista rivede al montaggio il suo lavoro mille volte, ma la prima volta che lo vede davvero è solo insieme al pubblico, quando il pubblico risponde al film con le sue reazioni spontanee. Non credo molto alla pratica delle proiezioni “test”, proprio perché il pubblico di quelle proiezioni è di solito sempre lo stesso e, conoscendo il suo ruolo, non reagisce in modo spontaneo”.

Il suo è un cinema che ha sempre coniugato esigenze spettacolari e impegno: “Il cinema non cambia le cose, ma può contribuire al dibattito e trasformare la vita delle persone.

Un film di successo deve provocare discussioni, come il mio Mississippi Burning, o come Z – l'orgia del potere di Costantin Costa-Gavras. Tra gli altri cineasti, mi sento anche vicino al tipo di cinema di Milos Forman.”

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Mississippi Burning – Le radici dell’odio, Alan Parker, 1988

Nel corso una carriera durata oltre 30 anni, molte sono state le sue collaborazioni con grosse star internazionali. A proposito del suo lavoro con gli attori, Parker ricorda: “

Non dimenticate che ho lavorato con Madonna. Dovevo decidere, girando un'opera filmata, se scegliere un'attrice che sapesse cantare o una cantante che sapesse recitare. Lei mi scrisse una lettera di cinque pagine, voleva disperatamente il ruolo di Eva Peron. Mi convinse dicendomi che solo lei avrebbe potuto interpretarla. Fu meravigliosa con me, ma orribile con tutti gli altri sul set. Ha lavorato molto duramente perché desiderava con tutta se stessa quella parte, la adorava e voleva essere perfetta. Dopo Saranno Famosi, invece, avrei voluto uccidere ogni singolo membro del cast, ma mi sono trattenuto. Molto diversa è stata l'esperienza con The Committments. È il mio film a cui sono più legato, e fu un piacere girarlo con tanti bravissimi giovani attori. Nessun attore può offrire un'interpretazione decente in un ambiente ostile. Un interprete è nudo davanti alla macchina da presa e il regista deve proteggerlo e aiutarlo. Un autore è la persona più importante nella creazione di un film, perché questo ne riflette il gusto, l’intelligenza e la sensibilità nel bene o nel male. È’ anche vero, però, che il cinema è un lavoro collettivo: né Fellini, né Spielberg avrebbero potuto fare grandi film senza un gruppo di lavoro e una troupe che li sostenesse nella loro visione del cinema

Parker, cui sarà consegnato il Platinum Award della Fipresci, l'associazione mondiale dei critici che quest’anno al Bif&st celebra i suoi novanta anni di vita, aggiunge una battuta sul suo rapporto con il cinema europeo e con i colleghi. In particolare con il regista francese Jean-Jacques Annaud, che riceverà lo stesso riconoscimento sul Palco del Teatro Petruzzelli di Bari.

“Io e Jean-Jacques abbiamo una carriera molto simile e il nostro lavoro si assomiglia per molti versi. Facevamo spot pubblicitari negli stessi anni e la prima volta che ci siamo incontrati, a Parigi, lui mi ha detto: “Lo sai che mi dicono di essere l'Alan Parker francese?” e io ho risposto: “Pensa, a me dicono di essere il Jean-Jacques Annaud inglese”.

In conclusione c'è spazio per qualche consiglio ai giovani che desiderano affacciarsi nel mondo del cinema: “

Dite sempre la verità, abbiate una vostra opinione ben definita, circondatevi di persone in gamba. E abbiate la pelle dura”.