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L’uomo che metteva in ordine il mondo – Fredrik Backman

Ove ha 59 anni, guida soltanto automobili a marchio Saab, olia i ripiani della cucina a cadenza regolare e ama le regole. Insomma, una vita semplice, la vita di un uomo che ha sempre lavorato, pagato le tasse, che si è sempre comportato bene insomma, un uomo di poche parole ma di sani principi.
Un uomo che, per tutta la durata del libro, vuole esclusivamente, fortemente, assolutamente, suicidarsi.

Sì, perché Ove è anche un uomo depresso, frustrato da un passato doloroso, profondamente ferito dall’enorme vuoto lasciato dalla scomparsa dell’amata moglie, Sonja, che un tumore gli ha strappato dalle mani, ferite che l’hanno trasformato in un rompiscatole cronico, ossessivo – compulsivo, uno sceriffo autoproclamato che ha come unico obiettivo punire anche la minima trasgressione alle norme da parte dei suoi vicini di casa, l’unico modo che ha per portare un po’ d’ordine nella sua vita ridotta in tanti, piccoli pezzi.

Un personaggio forte e ben tratteggiato, quello protagonista de L’uomo che metteva in ordine il mondo, una storia nata sul blog di Fredrik Backman, giornalista svedese, e divenuta immediatamente un microcosmo abitato da personaggi insoliti, caratteristici, indimenticabili.

Backman

Si tratta di una vera e propria fiaba contemporanea, dolceamara, inizialmente deprimente, ossessiva, che ben esprime il disagio di alcune dinamiche della nostra società, ma che poi spicca il volo, anche grazie all’entrata in scena di nuovi personaggi, ciascuno dalla precisa e magistrale caratterizzazione: Parvaneh, giovane mamma iraniana, in dolce attesa, nonché moglie dell'”Imbranato”, esilarante e impacciato tecnico informatico; Jim, ventenne omosessuale sempre in lotta con la bilancia; Rune e Anita, gli anziani vicini di Ove, e un’infinita galleria colorata, pittoresca, che risulterebbe assolutamente perfetta per una trasposizione cinematografica.

Il pregio più grande di questo volumetto è senz’altro l’empatia che suscita nel lettore, ottenuta tramite uno stile semplice, colloquiale, profondamente ironico, tipico del filone tragicomico della letteratura scandinava (Arto Paasilinna e Jonas Jonasson insegnano) che sta affermando il proprio impatto sulla narrativa mondiale in maniera sempre più potente.

Nel complesso, un volume consigliato a chi vuol conoscere una storia d’amore indistruttibile, a chi ha un amico da una vita con cui litiga un giorno sì e l’altro anche, a chi possiede un anormale concetto di normalità, a chi ha voglia di ridere e contemporaneamente piangere ad ogni pagina voltata, a chi adora le storie di rinascita senza ipocrisie e inutili colate di melassa, a chi ha voglia di emozionarsi, punto e basta.