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Gian Maria Volonté

Il genio unico di Gian Maria Volonté

La biografia è un genere ostico. Entrare nella vita di una persona, scrivere quello che è stato, ricercare, intervistare, trovare il taglio giusto per raccontare una storia che non è tua, non nasce dalla tua fantasia o dal tuo vissuto, ma appartiene a un altro. E quando si tratta della vita di Gian Maria Volonté l’impresa diventa difficile, adatta solo a intrepidi appassionati, come deve essere Mirko Capozzoli che per Add editore si è cimentato in questa impresa. Volonté e sessanta anni di storia italiana, tutto questo in poco più di 300 pagine. Un punto d’inizio che parte da Torino durante il Fascismo e una fine, nel primo governo Berlusconi. In mezzo c’è la vita appassionante di un uomo che è stato molto di più di un attore. Il divo tenebroso dall’aspetto Dostoevskijano, l’artista solitario capace di aderire alle avanguardie più intransigenti senza cedere ai compromessi e infine l’uomo con tutte le sue fragilità e i suoi limiti.

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Mirko Capozzoli ripercorre tutti i ruoli che Volonté ha interpretato, ruoli politici indiscussi, con il significato che la parola politica aveva negli anni 60 e 70. Da Enrico Mattei a Lucky Luciano, passando per Aldo Moro e El Indio. Il cinema italiano, messo a fuoco attraverso la storia concitata e drammatica di quegli anni. Così scopriamo un Volonté protagonista di quei tempi quando fare politica significava schierarsi ed essere un attore implicava un impegno senza compromessi. Attori, colleghi, amici, produttori e registi escono dalla narrazione come testimoni, personaggi di una vita da film. Non ultime le donne, compagne e amanti, Tiziana Mischi il primo amore che segna l’inizio di tutto, poi Carla Gravina il grande amore, Armenia Balducci, la donna dei progetti e dell’impegno politico conosciuta nel 1968 e Angelica Ippolito la figlioccia di Eduardo con cui visse gli ultimi 15 anni della sua vita.

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Gian Maria Volonté un uomo che vedeva il suo lavoro, quello dell’attore come una disciplina, una sorta di specializzazione della vita che richiede il massimo dell’impegno e non consento il minimo ostacolo, anche la malattia, vista come un mostro da ignorare, impossibile da accettare. Di fronte agli ostacoli, alle incertezze della vita, agli insuccessi, Gian Maria si rifugia nel mare sulla sua barca a vela. Difficile sfuggire alla suggestione di immaginare il solitario navigatore solcare il mare, perso tra i suoi pensieri con l’animo inquieto di chi vuole sfuggire dalla vita mondana e dalla delusione della politica insieme alla rudezza di spirito di un carattere che non cede a nessun compromesso, nemmeno con se stesso.

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La sua storia non poteva non avere un finale da film, nei Balcani distrutti dalla guerra. Gian Maria arriva a Mostar a fine novembre per girare il film Lo sguardo di Ulisse di Theo Angelopoulos, insieme alla troupe c’è anche il fotografo Josef Koudelka“In una delle immagini l’attore volge lo sguardo alla macchina, la sua figura è sfocata tra la gente che a passo svelto ha appena attraversato un ponte. Sullo sfondo incombe la guerra, le macerie, una colonna di fumo. Volonté fa parte del tutto, non dà l’impressione di essere un corpo estraneo è dentro le cose che accadono.” Il 6 dicembre del 1994 Gian Maria Volonté viene trovato morto nella sua camera d’albergo. Sulla sua tomba nel piccolo cimitero della Maddalena un verso del poeta Paul Valéry: Le vent se lève… il faut de vivre. S’alza il vento…affrontiamo la vita!