IL CASO MATTEI [ITALY 1972] [English title: The Mattei Affair] GIAN MARIA VOLONTE     Date: 1972

Un attore oltre

Vent'anni dalla morte di Gian Maria Volonté

È difficilissimo immaginare che tipo di ottantenne sarebbe Gian Maria Volonté se in quel posto di confine, Florina, tra Grecia e Albania, un infarto non se lo fosse portato via in un giorno freddo del 6 dicembre 1994. Quello di Lo sguardo di Ulisse di Theo Angelopoulos è stato l’ultimo set che ha avuto l’onore di vederlo all’opera, lontano da quell’Italia che stava per cambiare profilo e alla quale certamente non avrebbe mai potuto omologarsi. Era il tempo in cui un imprenditore milanese multimiliardario era da poco sceso in campo, fuoriuscito incolume dalle macerie di Tangentopoli, il Partito Comunista da tre anni aveva cambiato faccia lasciando all’ombra di una quercia la falce e il martello e il grande Massimo Troisi era morto da qualche mese, stavolta per davvero.

Gian Maria Volonté nasce a Milano il 9 aprile del 1933 da padre fascista e madre figlia di ricchi industriali. Segnato da un’adolescenza turbolenta, alla morte del padre rinchiuso in carcere per aver fatto assassinare alcuni partigiani, lascia la scuola per emigrare in Francia e trovare lavoro. A sedici anni, una volta rientrato in patria, si unisce ad una compagnia teatrale come aiuto-guardarobiere e segretario. Appassionatosi ad autori come Sartre e Camus, nel frattempo emerge in lui la passione per la recitazione. Nel 1954 decide di andare a Roma per iscriversi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, dove subito si fa notare per le straordinarie doti.

Per un pugno di dollari, Sergio Leone, 1964

Sarà l’inizio di una carriera costellata da sontuose caratterizzazioni che lo renderanno per lunghi anni uno degli attori più desiderati e richiesti dai grandi registi in Italia e all’estero. Sì, perché Volontè non vuole essere soltanto “uno del cinema”, un ottimo mestierante ben pagato. Per lui recitare significa assumersi enormi responsabilità, interpretare deve essere un atto e un’occasione di denuncia, non vale la pena impegnarsi in un film se non vi è la possibilità di sensibilizzare, risvegliare, far inorridire la coscienza dello spettatore.

Proprio per questo nel corso degli anni rifiuterà decine e decine di sceneggiature, anche a costo di rinunciare a lauti compensi. Fervente comunista, tra i più agguerriti membri del S.A.I. (Sindacato Attori Italiani), attirava ardenti ammirazioni quante acerrime antipatie. Non stava mai nel mezzo, occorreva schierarsi, preferibilmente dalla parte più scomoda. Uno dei più clamorosi esempi la partecipazione alla realizzazione di un documento video sulla morte dell’anarchico Pinelli, nel quale si mettevano in dubbio le dinamiche e le contraddittorie dichiarazioni fornite dalla Questura di Milano.
Lo hanno sempre considerato come “un attore contro”, altrettanto giusto sarebbe definirlo “un attore per”.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Elio Petri, 1970

Gian Maria Volonté nel panorama cinematografico nazionale era un caso a parte. A differenza di quasi tutti i mostri sacri della commedia all’italiana non si è mai prestato alla televisione e al varietà; il ruolo del commediante non era nelle sue corde e quel mondo non gli interessava. Le sue interpretazioni erano preparate in modo maniacale, lo studio prima e durante la riprese rasentava il paranoico. Il celeberrimo “metodo Stanislavskij” in sostanza era parte integrante della sua personalità. In un’intervista del 1992 dichiarò che per calarsi al meglio in un determinato personaggio, innanzitutto si dedicava a letture che analizzassero il periodo storico in questione, poi ad argomenti sempre più affini alla vita del protagonista e infine, se questo fosse realmente esistito, a documenti o filmati che lo riguardavano direttamente. Un lungo processo necessario a cogliere più sfumature possibili da interiorizzare e trasferire di conseguenza sulla maschera da impersonare.

Il suo modo di recitare pervadeva tutto il contesto. La macchina da presa diventava sua serva, veniva violentata dalle improvvise sfuriate, sottomessa dagli inquisitori silenzi o imbarazzata dai profondi e severi sguardi. La sceneggiatura era un vademecum da rivoluzionare a piacere, sconfessare se necessario. I registi compagni di lavoro ai quali mai ci si doveva sottomettere; indispensabile era discutere, confrontarsi, proporre e, nei casi limite, scontrarsi.

Uomini contro, Francesco Rosi, 1970

Chi ha lavorato al fianco di Gian Maria Volonté e lo ha conosciuto bene lo descrive tanto duro, intransigente, quasi antipatico sul set quanto timido, disponibile, se pur schivo, nella vita privata. In queste righe volutamente non si fa riferimento a particolari pellicole che lo hanno visto protagonista, troppi sarebbero i rimandi e i suggerimenti. A partire dai successi più conosciuti e le collaborazioni con Elio Petri, Francesco Rosi, Giuliano Montaldo, Sergio Leone, Marco Bellocchio e Jean-Pierre Mellville, fino ad arrivare ai lavori meno noti ma altrettanto validi, ogni film affidato al genio di Volontè dovrebbe essere visto e riscoperto.

Gian Maria Volontè se n’è andato quando tutto quello in cui aveva sempre sperato e per cui si era sempre speso stava cominciando a voltargli le spalle. Nel documentario realizzato nel 2005 da Ferruccio Marotti Un attore contro: Gian Maria Volonté, Theo Angelopoulos ne ricorda una struggente immagine durante un trasferimento per le riprese di Lo sguardo di Ulisse, il giorno prima della sua morte:

Abbiamo preso un autobus per arrivare a Florina, passando per Skopje. Gian Maria è seduto in fondo da solo. Beveva e cantava. Io penso che abbia cantato tutte le canzoni che conosceva da “avanti popolo alla riscossa, bandiera rossa…”. Ho sentito tutte le canzoni che conoscevo della sinistra italiana. Ma credo che ci fosse qualcosa che non era vera gioia, sembrava come un addio…