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Baustelle Live – Teatro degli Arcimboldi, Milano, 10/04/13

Il palco è pieno. Oltre ai Baustelle, in una formazione musicale di 8 elementi, si aggiunge, per questa tappa, un’orchestra di 40 elementi. Roba da far venire i brividi. Una potenza musicale straordinaria che personalizza la già personalissima musica dei Baustelle. È una serata speciale. Ad oggi è forse la migliore occasione per apprezzare il gruppo toscano, a cui si possono attribuire diversi meriti e qualche evidente demerito.
Ma andiamo con ordine. Si apre il sipario e si svela l’arma segreta: l’orchestra. Sette brani uno in fila all’altro, senza dire una parola. In primo piano i Baustelle. Rachele Bastreghi al pianoforte, Bianconi canta, Brasini ad una delle chitarre. Un ampio apparato di percussioni e una batteria contenuta da paraventi trasparenti. Un po’ defilato il tastierista, più spesso scovato a ballare che a suonare.
E dietro, guidata da un elegante capellone, l’orchestra che potenzia quell’insieme musicale inconsueto dei Baustelle, definito su wikipedia come un mix tra canzone d’autore, musica elettronica, new wave e bossa nova.

Il nuovo album, eseguito quasi per intero, è un film, con tanto di titoli di testa e di coda. Ispirato al cinema, ha dinamiche complesse, che ricordano suoni di genere (dal western alla fantascienza, dall’horror al melodramma). Gli archi scoppiettano, i fiati urlettano, insieme a piatti e tamburi mentre il suono a volte è fin troppo saturo.
A metà concerto Bianconi rompe il silenzio stampa e annuncia il brano “Cristina” e l’arrivo di una seconda parte più lieve. Difficile in realtà cogliere la differenza tra le due parti. Il concerto è lungo e monumentale. Mentre si impasta ogni suono in questa ricchezza sinfonica che distoglie un po’ l’attenzione dai contenuti, Bianconi fa De André, ma vocalmente gli mancano un bel po’ di numeri. È proprio la prestazione vocale che lascia un po’ perplessi, troppo ricca di stonature, sbavature, suoni gutturali. Più suadente certamente la voce di Rachele, calda e materna e un po’ sottoutilizzata.

Ma la personalità dei Baustelle è tutto questo. Musiche che molte volte prendono armonie inconsuete, che non ti aspetti, quasi disarmoniche. Testi intelligenti “sulla morte, l’amore e la sua ricerca, la sua fuggevole essenza, la povertà etica del presente, la fragilità e la transitorietà dell’essere”. Voci diverse, a volte sovrapposte, a volte dialoganti.
Unici, poco definibili, certamente originali. E snob. In un inquietante incrocio tra borghesia nobile e centro sociale.
Sul palco non rivelano una grande simpatia. Sarà introversione, sarà alienamento, sarà il male di vivere o presunzione non è dato di sapere. Però alla fine, questa pillola di stravaganza ci piace.

La ragionevole scaletta: Fantasma (Titoli di testa), Il futuro, Nessuno, Il finale, Radioattività, Diorama, L’orizzonte Degli Eventi, Cristina, Contà L’Inverni, Monumentale, La morte (non esiste più), La natura, Maya Colpisce Ancora, L’Aeroplano, Col tempo (Léo Ferré cover), Il corvo Joe, Alfredo, L’estinzione della razza umana, Fantasma (Titoli di coda), Encore: Charlie fa surf, La guerra è finita, Andarsene così.

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