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Upgrade

Un esperimento low budget riuscito e un nuovo precedente per i B-movies di qualità.

Upgrade (2018), regia di Leigh Whelman e prodotto dalla Blumhouse production, famosa per le sue produzioni horror low budget, vi catapulterà in un futuro non troppo distante dove la chirurgia robotica si fonde nell’essere umano. Un’unione che rende il confine tra i due, fine e tagliente come una lama di un rasoio, strizzando l’occhio a una critica sociale odierna e alla dipendenza sempre maggiore tra uomo e tecnologia. Un film fantascientifico più che horror. La componente più paurosa, al di là dei fiumi di sangue che sgorgano “pacatamente” per tutto il plot, sta nella paura per la macchina. Un IA tanto intelligente da capire quanto la sua condizione sia superiore ma dipendente dal genere umano. Una bella idea, sempre più contemporanea, che aggiunge altra benzina sul fuoco alla filmografia “Uomo-Macchina ne sopravviverà solo uno”.

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Upgrade riesce sapientemente ad unire una trama che non manca di colpi di scena, sangue, idee originali e scazzotate con un uso intelligente delle poche economie dei propri mezzi a disposizione. Grey Trace (Logan Marshall-Green) è un meccanico di auto d’epoca e dichiaratamente un ludico verso la dimensione tecnologica che è ormai parte integrante della quotidianità del mondo in cui vive. Consegnando un’auto, a un facoltoso quanto misterioso cliente, nel ritorno a casa, la sua vita cambierà drasticamente facendogli perdere la sua dolce metà e rendendolo paraplegico. La chirurgia robotica e l’innesto nel suo corpo di un micro chip modernissimo in fase di sperimentazione gli daranno la possibilità di riprendere possesso delle sue facoltà motorie per adempiere alla sua unica ragione di vita: vendicare la sua ragazza. Questa unione tra macchina e uomo lo renderà però sempre più consapevole che in realtà i fili che lo muovono sono sempre meno quelli della vendetta e sempre più quelli di un piano tecno-macchiavellico in cui lui è solo un burattino.

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Una semplice voce fuori campo rappresenta la macchina racchiusa in un microchip e il corpo umano del protagonista la sua estensione. L’occhio umano diventa un superocchio grazie alla capacità di immagazzinare informazioni della macchina e la mano, se mossa da quest’ultima, può diventare un braccio robotico che si muove come una stampante su un foglio di carta. Per non parlare poi della messa in scena nei combattimenti, scientifici ed elaborati statisticamente dalla macchina ed espressa dal corpo del protagonista. Una convivenza riuscita. Attinente ai limiti del corpo umano e alla verosimiglianza voluta della trama. Fatto con poco ma bene, soddisfa ogni condizione necessaria per far sì che un film funzioni pur avendo un budget molto al di sotto della media. Il fantascientifico, da sempre, è una chimera produttiva che parte già in debito e non ha le certezze del gradimento del pubblico. Ricreare, inventare, distruggere e ambientare una storia in contesti e posti lontani dalla realtà odierna è costosissimo e quasi impossibile per i bassi budget. E quindi mi viene da chiedervi: dobbiamo abbandonare ogni speranza rimettendoci nelle mani di grosse produzioni, che sono sempre meno disposte a rischiare e sperimentare, e sempre più intente nel loro portarsi a casa un flop costosissimo che non vedrà mai un sequel? La risposta è no. Upgrade, rappresenta un esperimento low budget riuscito e un nuovo precedente per i B-movies di qualità.