the black sheep antonio martino

The Black Sheep – Antonio Martino

Ausman, la pecora nera a cui si riferisce il titolo, cresciuto durante la dittatura di Gheddafi, secondo i precetti del Libro Verde, il manifesto politico del Colonnello, appartiene per origine alla minoranza libica Amazigh, “Berberi”, ovvero “uomini liberi”. Lui invece è stato costretto a cercare la propria libertà altrove, prima in Marocco e poi a New York dove rimane affascinato dalla cultura occidentale così distante da certi estremismi che stanno dominando il suo paese. Quando nel 2011 in Libia scoppia la rivoluzione, sull’onda delle rivolte arabe di quei mesi, Ausman torna nel proprio paese, con la speranza di contribuire al cambiamento.

Nonostante sia caduto il governo di Gheddafi, tuttavia, le speranze nate dalla “primavera libica” si sono presto spente tra la violenza delle milizie, l’indifferenza dell’Occidente, lasciando sempre più terreno a forme di estremismo religioso. Obbligato a nascondere il suo stile di vita moderno e occidentale, mentre la guerra civile dilaga in un paese sempre più nel caos, Ausman si vede costretto a partire di nuovo alla ricerca di un futuro da “uomo libero”, con la speranza di vivere appieno sua vita, lasciando una terra che ormai non ha più niente da offrirgli.

the black sheep antonio martino

Presentato in anteprima alla 12esima edizione del Biografilm Festival, The Black Sheep di Antonio Martino, prodotto dalla bolognese BO FILM, è uno dei dieci titoli andati a comporre la sezione principale, Concorso Internazionale. Il regista già aveva avuto modo di conoscere la Libia, la sua cultura e la sua gente, prima, tangenzialmente, come operatore per Discovery Channel, e successivamente, più approfonditamente tramite un workshop di regia da lui coordinato. Un film che inizialmente, come confessa l’autore stesso, avrebbe dovuto concentrarsi su un uomo che ripara carri armati, ma che invece, riesce ad esplorare e riflettere sulle contraddizioni interne che stanno lacerando un intero paese grazie all’incontro con Ausman.

Un racconto personale, intimo e coraggioso di un ragazzo che come tanti ascolta musica metal, suona la chitarra elettrica, ha amicizie con alcune ragazze ma che in realtà non è libero né di esprimersi né di essere se stesso nel proprio paese, soprattutto di manifestare il proprio ateismo. Un inno “metal” nel rispetto dei diritti umani e della libertà di espressione che getta luce sulla realtà libica dopo la rivoluzione in un paese fondamentalista e intollerante nei confronti del pensiero libero. Un viaggio fisico, emotivo ed interiore tra le macerie di una città distrutta, tra le delusioni di una generazione intera, di una terra segnata la cui ferita sembra sia destinata a non rimarginarsi. Un film che dà la parola a persone cui questa viene continuamente negata, raccontando le ragioni che possono spingerli a lasciare il proprio paese, di quanto questo sia sempre difficile e doloroso, ma spesso necessario, verso un futuro, comunque incerto, in Europa.

Un film coraggioso che nasce dall’esigenza viscerale di raccontare una personale ricerca di identità seguendo da vicino le vicende del suo protagonista, a mesi di distanza, sottolineando le vicissitudine, paure, esitazioni e pericoli vissute da una nazione intera.