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Racconti dalla Berlinale #3

C’è un legame sottile eppure profondo che unisce vivi e morti. Sia Ghost Town Anthology (Concorso) che Lapü (Forum), presentati nel corso della quarta giornata della Berlinale, raccontano, in modo differente, questo confine metafisico e mistico. Ghost Town Anthology, del regista canadese Denis Côté, è ambientato a Irénée-Ies-Neiges, un paesino sperduto di 215 anime nel paesaggio innevato del Quebec. La cittadina viene scossa dall’incidente (o suicidio?) del giovane Simon Dubé, in seguito al quale iniziano ad accadere eventi strani e inspiegabili. Il film, che si ispira al romanzo di Laurence Olivier, è un’opera bizzarra e affasciante, un’antologia di personaggi intrappolati tra la vita e la morte in un villaggio isolato. Come dice il titolo (in originale Répertoire des villes disparues) Irénée-Ies-Neiges è una città fantasma ma anche una città di fantasmi, dove i cittadini deceduti rimangono bloccati in quel luogo e tornano a camminare tra i vivi. Non c’è differenza, però, tra le persone in carne e ossa e le apparizioni, si confondono le une con le altre, perché in quel limbo tutti sono morti-viventi. Un senso di inquieta sospensione pervade l’intero film, girato in pellicola 16mm, espediente che contribuisce a dare un effetto di atemporalità e aspazialità alla storia, così come la fotografia dalle tonalità fredde di bianco e grigio ritrae un paesaggio desolato e desolante che fa da sfondo a un’esistenza monotona, infettata di angoscia e paura. Ghost Town Anthology ha l’atmosfera di un racconto di Dino Buzzati, lascia addosso una certa inquietudine e la consapevolezza che il mistero è parte della vita.

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Anche nel documentario Lapü la morte diventa centrale come elemento persistente di un ancestrale rito colombiano. Nel film di César Alejandro Jaimes e Juan Pablo Polanco la protagonista Doris, dopo aver visto in sogno una cugina morta tempo prima, compie un rituale tipico del popolo Wayuu, in Colombia. Lapü è un viaggio mistico e sensoriale dentro una cultura primitiva praticamente sconosciuta. Attraverso inquadrature fisse la macchina da presa registra i gesti e i colori di un rito di risepoltura, dalle ossa di uno scheletro estratte dalla terra e pulite con cura alla cerimonia di purificazione con l’acqua. La vividissima fotografia di Angello Faccini ritrae un piccolo mondo in via di estinzione in un film che diventa testimonianza di un folklore difficilmente conoscibile. Lapü è un inno alla scoperta del nuovo, del diverso, dell’ignoto, un documentario che è anche saggio di antropologia e sogno a occhi aperti.

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