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Psychokinesis

Per Netflix un superhero movie atipico che convince e diverte.

Il saper ribaltare le aspettative dello spettatore è un’abilità specifica del cinema sudcoreano popolare e, andando non troppo indietro nel tempo, è facile trovare esempi a sostegno di questa tesi. E’ sorprendente scoprire come il fenomeno commerciale The Host di Bong Joon-ho, che con Okja (2017) è stato il primo orientale a dirigere un film originale Netflix, in realtà sia una trascinante commedia su una famiglia di perdenti, un po’come lo è Little Miss Sunshine (2006), e non il furioso monster movie con kaiju e militari come la lettura del pitch poteva far pensare. Stesso discorso vale per il bellissimo Castaway on the moon (2009) di Hae-jun Lee, che rischia di essere categorizzato con superficialità come una rivisitazione moderna del Robinson Crusoe, quando invece rappresenta un vero e proprio studio sulla crisi d’identità e l’alienazione molto vicino alla filmografia di Antonioni.

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Simil discorso vale anche per il superhero movie Psychokinesis (2018) diretto da Yeon Sang-ho, giovane regista acclamato per l’innovativo horror Train to Busan (2016), che va subito oltre la propria premessa, dove il Super Eroe e si suoi poteri sono il mezzo per un fine piuttosto che l’attrazione principale. Analogamente a Train to Busan, il film si concentra sui conflitti di classe e su quelli tra padri e figlie. Nello specifico la figlia è Ru-mi (Eun-kyung Shim), così giovane, così matura ed emancipata, ad essere stata abbandonata dal padre da quasi dieci anni.  Con l’aiuto della madre, gestisce un ristorante di pollo fritto e gli affari vanno benissimo. Una notte, degli scagnozzi manovrati da una malefica Società Immobiliare demoliscono il ristorante. Nella lotta per difendere la sua proprietà, la madre di Ru-mi perde la vita. Il giorno dopo la ragazza chiama il padre per riferirgli del funerale della moglie. L’uomo, Shin (Ryu Seung-ryong), che in questi anni ha vissuto di piccoli furti, nonostante un un mal di stomaco causato da dell’acqua di sorgente contaminata, la paura di rivedere la figlia dopo il male che le ha fatto, decide di andare al funerale. Durante l’imbarazzante incontro con Ru-mi, Shin noterà che l’acqua di sorgente gli ha dato, oltre alla diarrea, dei potenti poteri telecinetici. Dopo aver riconosciuto la responsabilità derivante dai superpoteri, gli userà per vendicare la morte della moglie e proteggere la vita della figlia ritrovata.

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Nonostante appaia evidente la totale assenza di novità a livello di contenuto (l’evoluzione narrativa del protagonista è uguale a quella di Enzo Ceccotti del capolavoro Lo Chiamavano Jeeg Robot), vediamo di capire perché l’opera si dimostra qualitativamente e tecnicamente buona. Innanzitutto, sarà perché i coreani si fanno meno problemi a esporre il loro lato infantile, il film è colmo di umorismo non convenzionale e di pancia che insperabilmente diverte.  Il regista esalta il lato più stupido e ignorante di tutti i personaggi con effetti inizialmente spiazzanti, ma decisamente comici se si accettano le regole del gioco. Inoltre, il lato demenziale è ben controbilanciato alle velate e intelligenti critiche sociali al governo coreano, dipinto come troppo asservito alle leggi lobbistiche e ceco nei confronti delle classi meno abbienti. Anche se limitate nel numero, le sequenze action sono girate con ottima mano e piene di trovate originali legate all’incapacità dell’eroe anticonformista nell’ utilizzare i suoi superpoteri.

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Psychokinesis è un film di reietti, come piace a noi, dove le origini di un supereroe sono solo una colonna circondata dall’emozionante storia di un padre che vuole riconquistare la figlia. Tra le poche sceneggiature inedite prodotte in questi anni è una piccola luce che illumina più di altre maggiormente blasonate.