Uprising

Pacific Rim – La rivolta

Ancora Robot che combattono mostri. Ne avevamo davvero bisogno?

Con Pacific Rim (2013) il regista Guillermo Del Toro, nonostante fosse abboccato ai richiami delle sirene hollywoodiane, è riuscito a combinare il cinema di Ishiro Honda, i robot di Go Nagai e i Miti di Cthulhu creati da H. P. Lovecraft., realizzando un prodotto esaltante capace allo stesso tempo d’intrattenere e trasmettere un necessario messaggio sociale : Affrontare i mostri ? Si può solo insieme. Dopo cinque lunghi anni il seguito Pacific Rim-La Rivolta di Steven S.Deknight dimostra di essere l’ennesimo esempio di una buona idea cinematografica buttata in pasto alla fabbrica di blockbuster riciclati che sta uccidendo il fantastico del cinema fantastico. Sono passati 10 anni dal giorno in cui il comandante Stacker Pentecost a bordo del suo Jaeger , un robot gigante controllato simultaneamente da due piloti le cui menti sono collegate a una rete neurale, ha sacrificato la propria vita per fronteggiare e sconfiggere i titanici dei mostri alieni (chiamati Kaiju), provenienti da una misteriosa breccia sul fondale dell’oceano Pacifico. Sono stati 10 anni di pace in cui il mondo ha cercato di rimettersi in piedi. A differenza della Grecia antica, in questo futuro alternativo non esiste il concetto di predestinazione e il figlio di un eroe può essere un disonesto e spregiudicato che ama godersi la vita. Sempre all’ombra del mito del padre Jake Pentecost (John Boyega), si arricchisce vendendo al mercato nero pezzi di Jaeger. Durante una delle sue scorrerie notturne, incontrerà Amara (Cailee Spaeny), un’orfana di guerra capace di creare da rottami dei piccoli robot. I due si troveranno ad essere arruolati come piloti di una nuova generazione di Jaeger progettati dalla misteriosa Shao Corporation, una multinazionale dalle intenzioni ambigue. Cosa può unire due persone diverse?

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Pacific Rima-La Rivolta non racconta l’effettivo seguito di una storia, ne risponde alla domanda di chi ha amato il primo capitolo, che poi non è una domanda, “ancora!”, rifacendo tutto quello che aveva funzionato. Rivolto ad un pubblico prettamente di adolescenti, è un debole film d’azione senza cuore e personalità che riprende la struttura narrativa di un Top Gun, sostituendo gli F-14 della marina degli Stati Uniti e i Mig-28 sovietici con i Jaeger e i Kaiju. Nel film è evidente una forte distonia tra la gravità delle intenzioni (anche perché c’è chi ha investito tanti soldi in questa baracconata) e la superficialità nella realizzazione. La storia ha lo spessore di un aeroplano di carta e il sub plot dell’allenamento dei giovani cadetti di diverse etnie, sembra più appropriato ad un telefilm di Disney Channel che ad un film sull’eterna lotta tra il bene e il male. Il regista Steven S.Deknight, mente dietro a molte serie televisive americane, orchestra il tutto in modo piatto, scontato e retorico. Tuttavia gli effetti speciali sono spettacolari e ci si diverte un po’ con quelli.

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Non ho proprio niente da dire, ma voglio dirlo lo stesso”, canticchiava Guido, regista in crisi d’ispirazione interpretato da Marcello Mastroianni in 8 e mezzo.