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Palm Springs

Tra Rom-com e fantascienza, Palm Springs si distingue dall’esercito delle commedie romantiche degli ultimi anni prodotte tutte con lo stampino.

Il film inizia come una commedia romantica, poi diventa un un bizzarro film fantastico (quasi in zona Duplass Brothers) e poi torna a essere una (strampalata) commedia romantica. L’incipit è molto tradizionale: due estranei si incontrano a un matrimonio e scatta la scintilla. Sarah (Cristin Milioti) è la sorella della sposa, cinica e con l’aria della pecora nera della famiglia (un po’ il suo vanto e la sua vergogna) mentre Nyles (Andy Samberg) è il fidanzato di un’amica della sposa che si trova intrappolato (letteralmente) in una mondanità che non gli appartiene. Insomma, due outsider perfetti per innamorarsi a vicenda. Entro la fine della serata i due si appartano, si spogliano sotto le stelle e… E poi succedono cose strane e scopriamo che Nyles è intrappolato in un loop temporale (in stile Ricomincio da capo, con Bill Murray) e Sarah, suo malgrado, si ritrova intrappolata con lui. Ogni giorno inizia allo stesso modo, come va a finire dipende da loro. Possono fare quello che vogliono, anche uccidersi, il giorno dopo puntuale ricomincerà per loro sempre alla stessa maniera.

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Palm Springs ha un tono spensierato, non si prende troppo troppo sul serio e si lascia guardare. Si distingue, questo è certo, dall’esercito delle commedie romantiche degli ultimi anni prodotte tutte con lo stampino, nate stantie e prive di interesse. E riesce a farlo senza prendersi gioco del genere, cerca di dargli un tono più frizzante, ma senza denigrarlo o farne una parodia. Anche Non è romantico? (Isn’t It Romantic) di Todd Strauss-Schulson – con Rebel Wilson e Liam Hemsworth – aveva provato a dare una ventata di freschezza al genere, ma criticando quegli stessi cliché in cui poi a sua volta ricade. Palm Springs ibrida invece la romcom alla rinnovata passione per i loop temporali, con risultati però meno brillanti a esperimenti simili (sebbene in altri generi) come Russian Doll e Auguri per la tua morte.

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Ottimi Andy Samberg (Brooklyn Nine-Nine, Popstar: Never Stop Never Stopping) e Cristin Milioti (Breakable You e presto in Made for love di HBO), tra loro c’è una chimica pungente e disillusa, che ovviamente si stempera con il crescere del tenero sentimento, senza cadere mai in toni troppo smielati. Max Barbakow (qui al suo esordio per il grande schermo) mantiene sempre la narrazione giocosa, preferendo crinali cartooneschi a inutili derive filosofeggianti. Nel complesso le idee però sono davvero poche, il film (curioso dirlo in questo caso) diventa ripetitivo, si piega su sé stesso e non decolla, infilandosi in un finale sgangherato, che se da una parte ben si abbina al tono generale della pellicola dall’altra ha un sapore davvero troppo raffazzonato. Citando Loredana Bertè viene da dire «Anche la mia portinaia è simpatica ma non fa dischi».