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Quel fantastico peggior anno della mia vita – Alfonso Gomez-Rejon

Tutto funziona nel secondo lungometraggio di Alfonso Gomez-Rejon, premiato dal pubblico e dalla giuria all’ultima edizione del Sundance Film Festival. Si potrebbe dire un po’ distrattamente che Quel fantastico peggior anno della mia vita, tratto da un romanzo di Jesse Andrews (che ne ha curato la sceneggiatura), racconta l’amicizia tra il solitario Greg e Rachel, una ragazzina affetta da leucemia.

Il regista sa benissimo a quali trappole va incontro, ma grazie all’ironia scansa tutti i luoghi comuni sui cancer movie, se ne prende palesemente gioco. Gli omaggi al cinema – Greg e il suo unico strambo amico Earl si divertono a girare parodie di classici – sono una vera e propria gioia per gli occhi, la cura per i dettagli, la creatività delle animazioni, la colonna sonora di Brian Eno. insomma ci sono tutti gli elementi per un film intelligente e delicato.

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Il ragazzo biondo dagli occhi buoni che fa di tutto per passare inosservato tra i corridoi del liceo, è interpretato da un giovane attore che nella vita si chiama niente meno che Thomas Mann. È lui a raccontare la storia di quella che lui stesso definisce “un’amicizia senza speranza” iniziata per volere della madre; lui, cinefilo di riflesso dopo che il padre antropologo l’ha cresciuto a cibo etnico e documentari di Werner Herzog. Rachel ha invece il volto di Olivia Cooke, il suo percorso attraverso la malattia non solo non gioca con la lacrima facile, ma anzi arriva quasi a farci smarrire la strada mentre il suo personaggio rimane silenziosamente nelle retrovie. La regia vivace di Gomez-Rejon, il suo riuscire a creare un’estetica personale in 104 minuti, l’occhio curioso con cui si guardano i sentimenti e i timori degli adolescenti, sono tutti elementi che ricordano i film di Wes Anderson e i momenti migliori di Michel Gondry.

Però dopo aver elencato tutto ciò che funziona è inevitabile non parlare di quell’elemento fuorviante che non ti permette di capire immediatamente cosa manca a Quel fantastico peggior anno della mia vita per essere un film che convince sotto tutti gli aspetti. Questo elemento è racchiuso nel personaggio di Rachel e nella sua malattia. Come già accennato, si sfugge al melodramma, ma l’elemento narrativo della leucemia distoglie l’attenzione da un aspetto fondamentale: Quel fantastico peggior anno della mia vita non è la storia di una relazione, di un rapporto complesso come può essere quello dell’amicizia; è la storia di Greg. È lui che sta al centro di tutto nonostante il suo carattere schivo e complesso. Ci rendiamo conto solo a posteriori che l’aspetto più importante del film è racchiuso nell’evoluzione del protagonista che matura, che si ritrova ad affrontare le dinamiche del mondo degli adulti in cui sei obbligato a prenderti cura di te stesso e contemporaneamente pensare a chi ti sta accanto. Purtroppo tutto ciò viene un po’ sacrificato, lo si intuisce mentre Greg mostra all’amica il piccolo film che ha diretto in suo onore, un momento di forte impatto sonoro e visivo, un momento di cinema nel cinema.