inconnu du lac

L’inconnu du lac – Alain Guiraudie

In un’estate indefinita, piombiamo in una spiaggia di nudisti, che scopriremo omosessuali, sulle splendide rive di un lago. Il tempo scorre placido attraverso parole alte quanto basse l’esistenzialismo, la politica, la nullità dell’oggi fino alle tasse come alla crisi economica). Poi si fa l’amore, rapporti che si consumano istintivamente nelle mangrovie. Il lago è sempre li, placido a specchiare tutto, ad intrappolare i segreti, quelli fatti di naturalezza come i più torbidi. Michel e Frank si amano, entrano sempre più in contatto. I loro incontri si fanno sempre più intensi quanto pericolosi, c’è un aura di inquietudine che li pervade continuamente.

Alain Guiraudie, al quarto lungometraggio (l'ultimo del 2009, Le Roi de l'evasion) si perde ancora una volta tra l’estetica e l’estasi di amore e morte, con la loro continua quanto perversa reiterazione. Ogni giorno si compie lo stesso rituale, le macchine giungono al parcheggio, gli uomini come figurine in un paesaggio scendono sulla riva. La stessa inquadratura per la stessa vita. Tutti gli elementi naturali si fondono, come quinta ideale e quasi asettica dei protagonisti. Quasi primordiale o postatomica.

C’è una malinconia straniante ed evidente nel lago di questi sconosciuti Guiraudie, tra il giorno e la notte la percepisce ed in essa disegna le sue forme, sempre più sagome astratte, nei gesti e nelle azioni che si ripetono. Ma essendo umani, anche loro si differenziano, ed in quello scarto fondamentale sta il suo cinema, come sta il destino di chi lo recita, percorrendolo. Questo luogo incapsula, non c’è possibilità di fuga nel dualismo piacere/dolore in cui questi ragazzi si abbandonano. Inghiottiti in fondo dall’oscurità (la stessa che pervade la realtà e la vita, quella di tutti noi). Scandaloso per alcuni, convincente per molti; per me un’opera notevolissima, straordinariamente originale, a tratti sublime.