jimmy p del toro amalric

Jimmy P. – Arnaud Desplechin

Una storia vera, ed un romanzo, che diventano un viaggio tra la memoria, il sogno, il teatro, lo spettacolo. Da un ospedale militare allo spazio aperto della storia attraverso gli straordinari Benicio Del Toro e Mathieu Amalric. Jimmy Picard è un indiano della tribù dei Piedi Neri che ha combattuto in Francia ed è in preda a cecità temporanea, perdita d’udito, vertigini. Viene così ricoverato in un ospedale specializzato per le malattie del cervello. Non trovandogli alcuna patologia viene chiamato Georges Devereux, psichiatra un po’ folle ma luminare che, mettendosi allo stesso piano di Jimmy, inizia a conoscerlo.

Jimmy P. riflette in pieno il cinema di Desplechin dove ogni parola è fisica quanto memoriale materializzata non nella sua oggettività ma nella sua (ri)creazione, proprio nel momento in cui sta (ri)tornando a galla, dalla sua mente. Il ricordo diventa pura proiezione soggettiva trasportata nella dimensione teatrale e sviluppata nel senso dello spettacolo che caratterizza il cinema di Desplechin. Parole, tante parole che diventano astrazioni. Tutto diventa funzionale alla ristrutturazione, non tanto di un ricordo, ma di un intero passato. Il cinema, come spesso ultimamente si pone, utile per ridefinire un (proprio) passato.

Jimmy P. così spesso si fa gelido, chiuso su se stesso ed anche molto diverso rispetto a molto Desplechin, che alterna slanci di estremo lirismo a momenti indubbiamente vuoti. Il finale però, anche se nella sua ampia deriva, cerca di riconciliare tutto, di ridefinire il puzzle di un passato, e rende questo operazione, sulla psicoterapia al cinema, estremamente originale.