la vita di adele

La vita di Adèle – Abdellatif Kechiche

Il punto di partenza di La vita di Adèle, l’ultima opera di Abdellatif Kechiche pare essere molto semplice, quasi ingenuo. A quindici anni, Adèle (Adèle Exarchopoulos), è una ragazza normalissima, studia, è curiosa, legge e sogna; frequenta molti amici ed esce con i ragazzi. La sua vita viene sconvolta la sera in cui incontra Emma (Léa Seydoux), una giovane artista con i capelli blu, che le permetterà di scoprire il desiderio, di affermare se stessa come donna e come un adulta. L’incontro le cambierà il punto di vista sulla vita stessa, sulla possibilità delle emozione e sui deliri che l’amore può comportare. Di fronte agli altri, Adèle cresce, cerca se stessa, si perde continuamente, cerca di ritrovarsi. Mentre il tempo passa, lo spazio si fa sempre più piccolo ed il futuro, che pare sempre li ad un passo, è costantemente incerto.

I primi due capitoli della vita di Adele, paiono essere una specie di romanzo di formazione contemporaneo. Kechiche mette continuamente lei al centro di ogni scena, tanto da assorbire il punto di vista della protagonista soprattutto nei momenti più intensi e passionali dell’opera. Per tutto il film siamo quasi bloccati nel mondo di Adèle come la telecamera che si sofferma sul suo volto in invadenti primi piani. È uno sguardo voyeuristico ma apparentemente necessario per definire il precipizio di un grande cambiamento personale. Uno sguardo vivo che, catturando il potere divorante del primo amore, ti fa scivolare addosso il film, a volte anche a rischio della percezione stessa.

I risultati attoriali sono quanto meno affascinanti. Adèle Exarchopoulos magnificamente porta il film sulle sue spalle giovani ed inesperte. Il suo ritratto è crudo e sincero. Léa Seydoux è altrettanto brillante come il colore dei suoi capelli e pare educare lo stessa Adele nel recitare. Nelle scene in coppia sono splendide, anche in quelle più esplicite, da tanti criticate ma a tratti esplicative della passione che le circonda. Peccato però che queste sequenze sono diventate più significative della storia d’amore sfumata e candida che le circonda. In fondo per tre ore non facciamo altro che essere Adele, sta a noi scegliere cose vedere e cosa percepire di questa potente esplorazione della scoperta di sé. Un film sul crescere, sulle vite in transizione, sull’essere giovani oggi. Per i giovani, soprattutto.