La corrispondenza

La corrispondenza – Giuseppe Tornatore

Le stelle che noi vediamo in cielo in realtà non ci sono più; dopo la loro morte, la luce che emanano continua a illuminare la nostra volta celeste per anni o secoli, mentre noi cerchiamo di dialogare con qualcosa che è già finito.

Tra suggestioni sull'universo e teorie metafisiche, La corrispondenza racconta la grande storia d'amore fra Amy, studentessa di astrofisica che nel tempo libero fa la stuntgirl (e non bisogna chiamarsi Sigmund Freud per capire che la ricerca della morte per finta nei film d’azione è dovuta a un senso di colpa profondo) ed Ed, il suo brillante professore. Il film non è incentrato sulla stereotipata relazione fra la giovane studentessa e il maturo professore, bensì sull'idea che l'amore possa proiettare due persone verso l'infinito, oltrepassando i limiti del tempo e soprattutto della morte.

La corrispondenza tornatore

Infatti, Amy continua a ricevere email, messaggi, video e lettere anche dopo la “misteriosa” scomparsa del suo innamorato. Se l'amore è simile a una conversazione, la morte è l'interruzione di tale dialogo e come nel passo del II libro dell'Eneide virgiliana dove Enea tenta di rispondere al fantasma della moglie Creusa che si dissolve nel vento, nel film Amy continua a ricevere la corrispondenza di Ed (calcolata nei minimi dettagli in modo maniacale e anche poco credibile), a cui però non può rispondere, una corrispondenza univoca, come una presenza fantasmatica dall'al di là.

Il film si muove con passo lento e i protagonisti assoluti, trattandosi di una storia d’amore, sono i due amanti: da una parte la bellissima e molto brava Olga Kurylenko che regge praticamente tutto il film, dall'altra Jeremy Irons che compare soprattutto attraverso video registrati, un'esistenza virtuale dentro uno schermo all'interno di un ulteriore mondo virtuale, il cinema stesso.

Proprio l’insistenza su queste riflessioni metacinematografiche molto ambiziose, fa commettere a Tornatore alcuni errori: i dialoghi scivolano spesso in romanticherie scadenti; le belle location (Edimburgo con il suo clima uggioso e la splendida Isola di San Giulio nel lago d’Orta) si alternano ripetutamente depotenziando la forza emotiva che quei luoghi creano e diventando quasi cartoline bidimensionali; i personaggi di contorno sono vere e proprie maschere senza profondità; soprattutto il finale risulta decisamente poco curato, come se fosse un’aggiunta posticcia dell’ultimo momento, assolutamente non necessaria.

Se la storia d'amore, così assoluta e insolita, ha la capacità di coinvolgere lo spettatore e fargli addolcire il giudizio complessivo, a mente lucida si ha però l'impressione che il tentativo di portare un semplice melodramma al livello di “film d’autore” pecchi di ambizione e che le suggestioni di una storia d'amore fuori dal tempo in cui amore e morte si intrecciano servano soltanto da collante per un prodotto disomogeneo e patinato.