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Carol – Todd Haynes

Siamo a New York nei primi anni Cinquanta, Teresa Belivet (Rooney Mara) sta lavorando in un grande magazzino di Manhattan e nei giorni prossimi al Natale incontra Carol Aird (Cate Blanchett), una donna seducente intrappolata in un matrimonio in crisi e in ricerca di un regalo per il figlio. Scocca qualcosa di magico nei loro sguardi come nelle loro parole; iniziano a condividere segreti come paure. Quando Carol dopo un estenuante vigilia lascia il marito, con Teresa si rifugia sulla strada, lasciando dietro lo specchietto retrovisore le loro rispettive vite, per un’esperienza che cambierà entrambe, anche se il viaggio (come sempre capita) prospetta un duro ritorno.

Todd Haynes torna ad esplorare l’amore in un film che, tolti pochi momenti di passione, pare gelido come l’inverno della fuga fino al Midwest delle sue protagoniste. Rooney Mara e Cate Blanchett sono splendide, anche con una sceneggiatura così rigida riescono a descrivere tutte le tonalità del sentimento. Si trovano spesso sole con se stesse, anche quando in coppia. perché l’atto che hanno compiuto non è solamente una piccola esperienza comune nelle vacanze natalizie, bensì una presa (da una parte) come una riappropriazione (dall’altra) di coscienza.

La regia, la fotografia e le musiche fanno il resto. Tutto pare perfetto, forse anche un po’ troppo, considerando che dovrebbe essere un film sull’attrazione devastante e su un esperienza dissestata. I riferimenti sono al cinema classico americano, Sirk e Minelli su tutti, ed il contesto è proprio di poco antecedente a quello della baby boom generation che portò all’esplosione della beat generation. Ed è proprio li forse che si può trovare un difetto al film di Haynes, come tante opere che riguardano quel periodo, pare sempre troppo trattenuto in una purezza e perfezione stilistica che ne fanno un bel film per tutti ma ne tolgono prepotentemente vitalità.