la chambre bleue

La chambre bleue – Mathieu Amalric

Fra i temi ricorrenti alla 67esima edizione del Festival di Cannes, la riflessione sull’amore assoluto e sul fatto che l’amore e la morte corrono di pari passo. Questo sentiero scosceso, meglio di tutti è stato affrontato da Mathieu Amalric che per la sua nuova impresa davanti e dietro la macchina da presa ha fatto ricorso a un romanzo di Georges Simenon firmando un perfetto e claustrofobico noir da camera, La chambre bleue. Julien ama vivere la passione con la sua Delphine, con cui si è rinchiuso in una stanza d’albergo. Ma poi sarà costretto a spiegare (alla polizia) il corso dei suoi pensieri e riconnetterli ad azioni che non hanno rimedio e lo spingono verso un destino senza ritorno.

Il cinema di Amalric è strutturato sulla frattura tra il vivere e il vedere, tra il pensiero e l’azione come tra la passione e la morte. Proprio per ciò solo l’amante di Amalric poteva diventare la protagonista non solo del suo film, ma delle proprie passioni come deviazioni. Il suo nome è tratto invece dall’amato Stendhal mentre la camera d’albergo è una casa lisbonese del leggendario produttore Paulo Branco. Così Amalric si mette definitivamente in gioco, mescolando il privato, la propria storia personale e professionale, fondendola con una storia non solo antica ma conosciutissima. Uno scarto su tutti noi, sullo stare qui.

Dal giallo, al noir, al melò, i due protagonisti si muovono in questa camera (mondo) liquida estremamente pervasa da una inadeguatezza di fondo che annulla qualsiasi capacità di determinare e comprendere gli eventi a combattere le armate del dubbio e della ragione. E così La chambre bleue finisce per uscire dal suo 4:3 per perdersi letteralmente alla deriva (quasi a ricercare lo straordinario spazio del finale di Tournée). La storia esiste aldilà dei personaggi, che paiono guardarla da fondo campo, così Amalric non fa altro che raccontare se stesso e la sua verità nello spettacolo. Uno scarto appunto, della vita che tra il set e quella camera, che in fondo poi è la stessa cosa. Di amore si può morire, come si può vivere.